Le parti del discorso in italiano: riassunto

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Riassunto di tutte le parti del discorso in italiano, con definizioni, tipologie e struttura dei sintagmi. Parte del primo modulo del corso di Grammatica Italiana (5 pagine formato doc)

PARTI DEL DISCORSO IN ITALIANO: RIASSUNTO

Parti del discorso
NOME = parte del discorso variabile con la funzione di denotare individui (= qualcosa che può avere esistenza nel mondo esterno o che sia concepibile come essere unitario con stabilità nel tempo e non sottoposto a variazioni).

Presente in tutte le lingue di tutti i tempi, così come la distinzione tra nomi comuni e nomi propri.
Caratteristiche semantiche:
•    Nomi propri = hanno referente rigido = si riferiscono ad un solo individuo, del quale non descrivono nessuna qualità. Sono di più dei nomi comuni ma si usano meno.
•    Nomi comuni = denotano una classe di individui, dei quali rappresentano una costellazione non fissa.
Se ne creano di nuovi per denominare tutte le nuove acquisizioni/invenzioni/scoperte.
•    Nomi collettivi = nomi singolari che si riferiscono ad un concetto plurale.
•    Nomi concreti = denotano persone, animali, cose con referenza esterna nel mondo.
•    Nomi astratti = individui mentali. Alcuni nomi astratti molto generali (fatto, idea, cosa…) possono reggere una frase subordinata (clausola completiva: rappresenta il 50% della subordinazione)
•    Nomi numerabili = nella loro forma plurale hanno molti referenti individuali.
•    Nomi massa = referente indefinito, non numerabile. Non possono fare il plurale ed hanno bisogno di un quantificatore o dell’articolo del o articolo zero (es: dello zucchero).
•    Nomi argomentali = nomi astratti di ruolo o deverbali (= derivano da verbi che denotano azioni; es: spiegazione, caccia). Per avere pieno significato devono essere completati da argomenti. In base al numero di argomenti che reggono si distinguono in: monovalenti, bivalenti e trivalenti (es: 1) il padre di qualcuno, 2) la telefonata di qualcuno a qualcun altro, 3) il dono di qualcosa da qualcuno a qualcun altro). L’uso più comune è la monovalenza. I nomi astratti tendono ad essere argomentali, mentre i nomi massa non lo sono mai.
Caratteristiche morfologiche:
•    no declinazione casuale;
•    genere nella maggior parte dei casi fisso
•    singolare e plurale
•    possibile alterazione
SN-(Q)(Agg)N(Agg)(SPr)(F).

Pronome: funzione e quali sono

PARTI DEL DISCORSO, VERBO

VERBO = configurazione di proprietà concepite in maniera unitaria come accadimento legato ad una persona e ad un tempo (Aristotele). Parte del discorso variabile che indica se un’azione è compiuta o subita dal soggetto, l’esistenza o lo stato del soggetto, il rapporto tra il soggetto e l’eventuale parte nominale.
Caratteristiche morfologiche:
Persone: 1a  soggetto parlante
        2a  interlocutore
        3a  esterna ai due che parlano
Tempi: indicano quando si colloca una certa azione (nel passato, nel presente, nel futuro) e mettono le frasi in un rapporto di contemporaneità/posteriorità/anteriorità.
Tempi composti = hanno l’ausiliare.
Modi: - 3 modi finiti: indicativo, congiuntivo, condizionale; hanno coniugazione personale e una maggiore articolazione nei tempi.
           - 3 modi indefiniti: infinito, participio, gerundio; sono nominali = non hanno coniugazione secondo le persone.
           - 1 modo a metà: imperativo; ha solo due persone ed è sempre un ordine.
Il condizionale è stato considerato per la prima volta come un tempo a sé, caratteristico del volgare e assente nel latino, da Leon Battista Alberti nella “Grammatichetta Vaticana” o “Grammatica del Fiorentino” (1437). Lo scopo dell’Alberti era proprio quello di dimostrare che il volgare era ormai una lingua diversa dal latino e con pari dignità.
Diatesi del verbo: - Forma attiva
       - Forma passiva (solo verbi transitivi; aux essere o venire)
       - Forma riflessiva (solo alcuni verbi transitivi; aux essere)
       - Forma media (solo verbi transitivi; aux essere; pronome atono o clitico con
          valore benefattivo)
•    Verbi transitivi = l’azione transita su un altro ente; ammettono compl.oggetto. Prendono tutti l’aux avere.
•    Verbi intransitivi = non ammettono un compl.oggetto. I veri intransitivi prendono l’aux essere, mentre altri avere.

PARTI DEL DISCORSO, AGGETTIVO

AGGETTIVO = parte del discorso variabile che denota una proprietà. Può modificare semanticamente un nome (funzione attributiva) o un verbo (funzione predicativa). Si accorda in genere e numero con il sostantivo a cui si riferisce. Può essere qualificativo o determinativo.
Gli aggettivi sono stati identificati per la prima volta come categoria autonoma da Beauzée in una grammatica razionalista (1767); prima venivano considerati parte del nome e chiamati “nomi aggettivi”.
Aggettivi qualificativi = esprimono una qualità particolare del nome a cui si riferiscono. Sono una categoria aperta.
Aggettivi denominali = aggettivi che hanno cambiato categoria grammaticale tramite l’aggiunta di suffissi; spesso la trasformazione comporta differenze di significato rispetto alla parola di partenza.
Aggettivi determinativi = non danno informazioni qualitative ma circa l’appartenenza (possessivi), la quantità numerica (numerali) o indefinita (indefiniti), la posizione nello spazio (dimostrativi) o introdurre domande o esclamazioni (interrogativi o esclamativi). Sono una categoria chiusa.
PRONOMI = espressioni che stanno al posto del nome. Concordabile in genere e numero.Lista chiusa.
ARTICOLO = parte del discorso variabile che si associa al nome, con cui concorda in genere e numero, per qualificarlo in vario modo. Può combinarsi con una preposizione semplice per dare luogo ad una preposizione articolata.
Articoli determinativi = Individuano una classe o qualcosa di già noto. Derivano dal latino ille, perciò non possono essere seguiti da deittico.
Articoli indeterminativi = Individuano un membro o qualcosa di nuovo. Possono avere valore specifico o non specifico. Derivano dal latino unus-una-unum.

PARTI DEL DISCORSO INVARIABILI

AVVERBIO = parte del discorso invariabile che denota una proprietà che modifica o determina l’evento (verbo). Può riferirsi anche a un nome, a un aggettivo o a un’intera frase.
Possono essere semplici, composti o derivati.
PREPOSIZIONI = parti del discorso invariabili che servono ad esprimere e determinare i rapporti sintattici tra le varie componenti della frase. Svolgono la funzione che in latino era affidata ai casi (tranne sogg., c.ogg. e alcuni compl.temporali). Repertorio chiuso. Anche se molto astratto, ogni preposizione ha un suo valore semantico. Possono essere semplici (monosillabiche) o polisillabiche (con funzione anche avverbiale). Il nome prima della preposizione si dice reggente o determinato, quello dopo retto o determinatore.