Tragedia greca di Eschilo, Sofocle ed Euripide

Appunto inviato da alicebarana
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Appunti di letteratura greca sulla tragedia secondo Eschilo, Sofocle, Euripide con analisi delle loro tragedie (35 pagine formato doc)

TRAGEDIA GRECA DI ESCHILO, SOFOCLE ED EURIPIDE

La poetica di Aristotele.

Nella Poetica Aristotele teorizzò la  tragedia. Il Perrotta, un critico degli anni ’30, sostenne in tutto e per tutto le teorie di Aristotele; oggi alcuni critici seguono ancora il Perrotta.
Aristotele parte dal fatto che l’arte è imitazione (della realtà (per questo l’originalità non è richiesta). Le arti differiscono dalla realtà in tre cose:
-    Possono imitare con materiale diverso
-    Cose diverse
-    In modo diverso
Arte e realtà differiscono quindi per il contenuto, per il materiale (parole, scultura ecc.) e per l’accompagnamento (prosa, poesia ecc.)
Mentre i PITTORI imitano gli uomini quali sono, gli ARTISTI imitano gli uomini mentre agiscono, imitano il modo di fare; possono imitare uomini nobili o spregevoli:
-    la TRAGEDIA imita uomini migliori della realtà;
-    la COMMEDIA imita uomini peggiori della realtà.
-    Solo la PITTURA imita uomini né peggiori né migliori della realtà.

TRAGEDIA GRECA ESCHILO

La caratteristica del δραμα è quindi quella di rappresentare persone mentre fanno qualcosa; dramma deriva da δραω, che significa “fare”.

È diversa dall’epica, che canta, non fa agire. La tragedia è di origine dorica, infatti δραω è una parola di origine dorica, mentre gli Attici usavano inoltre nel coro delle tragedie sono frequenti i dorismi. Anche gli attici facevano teatro, ma è originale dei Dori.
Tutti traggono piacere dalle imitazioni; questo perché:
1.    imitare è naturale per gli uomini
2.    si apprende facilmente, e apprendere è piacevole per gli uomini, quindi a teatro ci si diverte mentre si ragiona.
3.    Armonia è conforme alla natura.

TRAGEDIA GRECA SOFOCLE

Perrotta accetta completamente la teoria di Aristotele secondo cui la tragedia nasce dall’improvvisazione del ditirambo (canto a Dioniso). Aristotele dice che la tragedia nasce:
-    coloro che intonano il ditirambo: coro. La parte centrale della tragedia è proprio il coro.
-    Coloro che danno inizio al ditirambo: un solista che inizia per primo.
Probabilmente il ditirambo è un inno corale: ma allora l’attore da dove viene?? È possibile inserire qualcuno che dia inizio da solo al ditirambo, e da questo può derivare l’attore. È stato scoperto un ditirambo dialogato: è una prova a sostegno della teoria aristotelica, cioè che la tragedia derivi dal ditirambo, che si è sviluppato secondo queste tappe:
1.    Ditirambo corale
2.    Ditirambo dialogato
3.    Tragedia.

La tragedia greca: riassunto e struttura

TEATRO GRECO

Il problema è che questo dialogo è contemporaneo alla tragedia! Non deve per forza essere l’anello di congiunzione: è possibile che la tragedia si sia formata per conto suo, e il ditirambo sia diventato dialogato per influenza della tragedia. Aristotele dice solo che la tragedia parte dall’improvvisazione e si è sviluppata, non dice come, fino a quando, raggiunta sufficiente autonomia, si è codificata...

Prima di Eschilo la tragedia era recitata da un attore solo; Eschilo inventa il secondo attore, Sofocle li porterà a tre. I personaggi erano più di due o tre, ma solo 2/3 erano sulla scena: avevano maschere che coprivano tutta la faccia, gli uomini interpretavano anche ruoli femminili. Prima di Eschilo il coro aveva una parte più importante; con l’introduzione del secondo attore c’era la possibilità di dialogo fra gli attori, e il coro assunse meno importanza. Aristotele dice che Sofocle introdusse una pittura nella scena: c’era uno scenario, probabilmente non molto reale, ma comunque il teatro greco non era impostato sulla verosomiglianza, se già gli uomini interpretavano donne, erano bloccati da lunghi vestiti e scarpe con suole alte circa 10 cm, e potevano esprimersi solo con la voce.