L'oratoria greca: Lisia, Demostene e Isocrate

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Il significato dell'oratoria greca - giudiziaria, politica ed epidittica - e i suoi esponenti: Lisia, Demostene e Isocrate (7 pagine formato doc)

ORATORIA: SIGNIFICATO

L’Oratoria.

È l’arte del parlare di fronte al pubblico, già presente nei poemi omerici.
Fin dall’antichità questa arte fondamentale. Tuttavia inizialmente aderiva alla spontaneità del principio catoniano, non era ancora regolata da dei parametri. Nel momento in cui inizia la democrazia con Clistene questa arte viene codificata da delle regole. La codificazione avvenne a Siracusa per opera di Corace e Tisia che teorizzarono così la retorica. Questa arte venne ripresa dai sofisti, soprattutto da Protagora e Gorgia. Il primo riusciva a creare un discorso persuasivo tramite la logica stringente dell’argomentazione.
Gorgia invece mirava sull’aspetto emotivo – psicagogico della parola. Gorgia porterà all’estremo le figure retoriche, il ritmo delle parole.

Opere di Lisia: trama e stile

ORATORIA GRECA

Dopo tutte queste varie teorizzazioni l’oratoria viene divisa in giudiziaria, politica (Demostene) ed epidittica (Isocrate). L’Oratoria Giudiziaria. Per capire l’oratoria giudiziaria è importante come era strutturato il corpo delle leggi e l’istituzione tribunalizia. Le cause si dividevano in:
-    Pubbliche
-    Private
Nell’Atene di quel periodo non esisteva un pubblico ministero che accusava, ma questo poteva farlo un semplice cittadino privato. Si poteva accusare di:
-    Empietà             (-> Meleto vs. Socrate)
-    Ermocopia          Cause Pubbliche
-    Omicidio
-    Adulterio
-    Seduzione           Cause Private
-    Furto
-    Violenza
Nel momento in cui si istruiva un processo l’arconte re aveva il compito di organizzarlo con accusa, difesa e testimoni, venivano scelti i giudici. Sentiva la storia nei minimi dettagli e decideva quale fosse il tribunale di competenza che erano diversi ad Atene, spesso i templi.
Ad esempio per reati di omicidio se questo era premeditato il tribunale scelto era l’Areopago; se era involontario il tribunale scelto era il Palladio; se era scusabile (Eufileto) il tribunale scelto era il Delfinio. Il processo veniva pagato e prima di compierlo si faceva il giuramento. Non esistevano veri e propri avvocati ma dei logografi che scrivevano i testi di accusa e di difesa a pagamento, che gli imputati dovevano leggere alla giuria.
-    Esordio -> introduzione in cui si stabiliva l’entità del danno;
-    Captatio Benevolentiae -> ingraziare i giudici;
-    Propositio -> spiega di cosa tratta l’accusa e la confuta;
-    Narratio -> racconto dei fatti;
-    Argomentatio -> argomentazioni che confutano l’accusa;
-    Peroratio -> chiusa con la quale si cerca di persuadere i giudici sulla giustezza del proprio cliente con tipiche frasi ad effetto;
I discorsi dei logografi potevano essere riciclati. Nella Grecia dell’epoca mancava un corpus iuris codificato nei dettagli, ma avevano per lo più delle consuetudini legislative.
Gli ...erano persone totalmente digiune di diritto, quindi è ovvio che il logografo per quanto fosse abile poteva anche non vincere, doveva quindi andare a toccare l’emotività con l’immedesimazione.

ORATORIA GRECA: LISIA

Lisia. È il più grande esponente dell’oratoria giudiziaria. Era un meteco, che nella democrazia ateniese come le donne e gli schiavi non aveva diritto di voto. Nacque ad Atene nel V° secolo a.C., proveniente da una famiglia siciliana. Studiò in modo approfondito la retorica. Durante il regime dei Trenta tiranni, questi sfogarono il loro odio verso la democrazia e verso i meteci filo democratici che si arricchivano con il commercio d’armi come lo stesso padre di Lisia.
In questo periodo i Trenta si macchiarono di orrendi delitti, che toccarono anche la famiglia di Lisia:
suo fratello Polemarco venne ucciso con la cicuta, Lisia invece scappò con Trasibulo.