Il tema della Hybris nelle Storie di Erodoto

Appunto inviato da zeddina
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Analisi di due brani delle "Storie" di Erodoto, dei quali si prende in esame il tema della hybris, ossia la tracotanza, filo conduttore del pensiero greco: la battaglia di Maratona e la battaglia di Salamina (2 pagine formato doc)

STORIE DI ERODOTO: BATTAGLIA DI MARATONA E BATTAGLIA DI SALAMINA

Il tema erodoteo della hybris nelle battaglie di maratona e salamina.

Già dall’introduzione dell’àpeiron indefinito di Anassimandro si parla della ubriV come elemento che innesta quel circolo chiamato giustizia cosmica. Si può ben capire infatti come nell’antica concezione greca vi sia una considerazione abbastanza uniforme sul piano religioso ed etico-sociale della tracotanza. Il benessere eccessivo e ormai saturo di buone aspettative porta inevitabilmente alla prevaricazione, e alla punizione divina.
La ubriV è pertanto un elemento strettamente connesso alla religione e costituisce di conseguenza il fattore stimolante della mentalità greca in ogni ambito della vita. Gli elementi che si distaccano dall’àpeiron di Anassimandro sono quindi spinti alla vita da una ubriV che causa la rottura dell’unità e che verrà inevitabilmente punita con la morte,così come le elegie soloniane proponevano una concezione circolare della giustizia. E’ appunto in quest’ottica di identificazione fra sfera religiosa e politico-sociale che si colloca, seppure senza un fine didascalico, pensiero erodoteo emergente nelle Storie. Erodoto infatti non è uno storico di parte,ossia non mira affatto a dimostrare qualcosa o ad esaltare qualcuno attraverso le sue narrazioni. La storiografia erodotea delinea infatti una figura divina che usa il suo operato nell’annullamento dell’eccessivo distacco economico o sociale esistente fra gli uomini e nella punizione di coloro che tentano di spingersi troppo oltre i loro limiti passando così la misura.

Storie di Erodoto: traduzione Libro I

ERODOTO STORIE: BATTAGLIA DI MARATONA

Nella fattispecie le guerre Persiane, argomento cuore delle Storie, si svolgono appunto in balia di due cause ben precise: quella umana e quella divina. La prima è quella che spiega la vittoria greca come frutto diretto di uno sbilanciato confronto fra un popolo di schiavi, per giunta prevaricatori, e un popolo di liberi, amanti della propria libertà e fautori di un sentimento di pietà vista come rispetto assoluto per gli dèi. La causa divina ha invece il suo spunto nella ubriV persiana, che porta il popolo di Serse a non accontentarsi di ciò che già possiede, in una sorta di sfida alla divinità, della quale fa scaturire la tisiV. Scendendo ancora più nel particolare, il tema della ubriV si può riscontrare in maniera singolare negli episodi delle battaglie di Maratona e di Salamina.

Nella prima non vi è un riferimento diretto a questa visione ciclica della giustizia divina in Erodoto; si può trovare tuttavia nella figura di Milziade e nella neutralità degli dèi nei suoi confronti una chiave di lettura per tornare alla dimostrazione concettuale di fondo della ubriV. Si legge infatti fra le righe del capitolo 109 del libro VI: “…qewn ta  isa  nemontwn...”, espressione che delinea perfettamente quanto per Erodoto l’intervento divino importasse nella riuscita di una battaglia. Di conseguenza da’ di ciò una precisa dimostrazione con l’espressione “ wV ekastou autwn egineto prutahih thV hmerhV , Miltiadh paredidosan”, descrivendo prima Milziade come un uomo giusto e magnanimo, che con abilità riesce a portare Callimaco dalla sua, uomo di cui tutti hanno stima, ma soprattutto che in seguito non approfitta delle sue possibilità, aspettando il suo turno di comando per attaccare battaglia benché gli altri gli abbiano già ceduto la pritanìa “…o de dekomenoV outi kw sumbolhn epoieeto,prin ge dh autou prutanhih egeneto”.

ERODOTO STORIE: BATTAGLIA DI SALAMINA

Milziade pertanto si contiene nei suoi limiti e non tenta di eccedere nelle proprie possibilità, pur essendone in un certo senso autorizzato: si tiene dal compiere un atto di ubriV che gli sarebbe fatale. Erodoto dunque si muove qui in un ambito storiografico ben delimitato, senza esplicitare le proprie idee etico-religiose ma sottintendendole o, meglio, lasciandole intendere.