Manuale di italianistica

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Sintesi del manualde di italianistica del Roda, con sottolineature e grassetto per evidenziare i concetti importanti (43 pagine formato doc)

Le lingue neolatine o romanze, che hanno nel latino la radice comune, si sono sviluppato lungo processi culturali e storici complessi, a partire dalla crisi di Roma. Se in alcune aree verrà abbandonato, in altre si osserverà un dualismo tra latino parlato, nelle sue tante varianti, e scritto, che invece meglio resisterà ai cambiamenti.
Il latino scritto fu un elemento unificatore fondamentale del Medioevo, che trovò nuovo vigore con la rinascita carolingia sotto la corte di Carlo Magno; venne diffuso lo studio dei classici, col recupero di grammatica e sintassi corrette, mentre nella lingua parlata si evidenziava il distacco con varianti locali, tanto che sono proprio di questo periodo, IX secolo, i primi scritti volgari.
Se l'Italia arrivò dopo la Francia alla consapevolezza di questa nuova espressione culturale, nel XIII secolo ci fu il decollo; dopo il latino che Impero e Chiesa usavano per le rispettive funzioni, arrivò il primo testo di qualità in volgare di San Francesco, Laudes Creaturarum, connesso al fenomeno degli ordini mendicanti, così come le opere poetiche dei poeti del regno di Federico II, i cosidetti Siciliani.
Successivamente, furono i centri della Toscana comunale, insieme all'università bolognese, a fornire grandi spinte innovative, in primis quello Stil novo da cui prese le mosse il più grande poeta dell'Occidente medievale, Dante Alighieri.
Nel IX secolo troviamo dunque le prime tracce di volgare scritto, come l'Indovinello veronese, che quasi non si distingue dal latino originale, mentre nel secolo successivo si ha già una chiara diffusione di varianti locali. Si pensi ai Placiti campani (960), atti giudiziari che riportano letteralmente giuramenti di illetterati nelle loro parlate (terreni di proprietà monastero di Montecassino).