Il pessimismo di Leopardi, 'Il sabato del villaggio' e 'Il passero solitario': breve appunto

Appunto inviato da misskartoffen
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Descrizione della vita di Leopardi per comprendere i motivi del suo pessimismo, spiegazione ed analisi dei 2 idilli: "Il sabato del villaggio" e "Il passero solitario" (1 pagine formato doc)

Il sabato del villaggio Il pessimismo in filosofia: Leopardi Il pessimismo di Giacomo Leopardi (1798-1837) non costituisce un vero e proprio sistema filosofico, sebbene nasca da una continua e coerente meditazione del poeta.

E proprio negli anni (dal 1823 al 1828) in cui tace come poeta il Leopardi porta alle ultime conseguenze il suo pessimismo, lo sistema in un ordine che gli sembra definitivo. L'infelicità umana non è frutto di situazioni particolari e non nasce neppure da particolari situazioni storiche, dal prevalere della ragione sulla fantasia per effetto dell'avanzare della civiltà, dalla nascita della società che, con le sue necessarie regole, limita la libertà e la spontaneità individuale. L'infelicità è invece una legge di natura, alla quale nessun essere può sottrarsi.
L'uomo cerca la sua felicità ma la natura non ha come fine la felicità degli individui: essa tende solamente alla propria conservazione. La vita non è che un più o meno lento morire, un'inutile miseria. Da queste premesse deriva il tedio, la grande malattia spirituale dei romantici di cui Leopardi è il rappresentante italiano più alto: cioè il senso che fare o non fare, sperare o disperare sono ugualmente inutili e vani.   Molto sommariamente si può dire che l'influenza delle concezioni filosofiche di Schopenauer nella coscienza, nel pensiero e nell'agire degli uomini è stata vasta e profonda.   Ad esempio, per quanto riguarda la teoria del catastrofismo, una forma di pessimismo estremo che vede l'evoluzione delle forme di vita e della società come conseguenza di imprevedibili catastrofi. Oppure con riguardo al nichilismo, sia come concezione filosofica (che conclude alla "negazione" rispetto a tutte le realtà) che come movimento politico-filosofico, come quello sviluppatosi in Russia poco dopo il 1860. Movimento che, partendo dalla negazione della morale tradizionale, della famiglia e dell'ideologia della precedente generazione, giungeva a teorizzare la soppressione violenta della situazione sociale e politica del tempo. Il sabato del villaggio. Si ricollega alla Quiete. Entrambi gli idilli furono composti nel settembre del 1829, in uno dei momenti di più felice ispirazione del poeta. Anche in questi versi, l'autore coglie un momento della vita del borgo: le ultime ore del sabato, l'animazione del villaggio alla vigilia della festa, la distensione tranquilla degli animi. Come il precedente, anche questo idillio è seguito da un commento morale, da una riflessione di natura filosofica. Il sabato è migliore della domenica, il piacere consiste nel futuro. Il piacere consiste o nella fine del dolore o nell'aspettativa di un bene: mai nel presente effettivo.Il poeta si rivolge, negli ultimi versi, a un ideale giovinetto, anzi a un adolescente e gli confida che non si deve dolere se la piena sua giovinezza non è ancora giunta, se la festa della sua vita appare ancora lontana. Meglio che essa ritardi, perchè è nell'attesa la gioia più vera e intensa. Il passero solitario. Se