Pirandello e il fascismo

Appunto inviato da cla09
/5

Percorso per l'esame di stato per istituto industriale indirizzo informatico, che spazia in varie materie: letteratura, storia, informatica, inglese (40 pagine formato doc)

Il vitalismo

Alla base della visione del mondo di Pirandello vi è una concezione vitalistica. Per lo scrittore siciliano tutta la realtà è un "continuo movimento vitale", "un flusso continuo ed incandescente" paragonabile al magma.

Tutto ciò che si stacca da questo flusso, assumendo di conseguenza una forma propria, inizia a morire. L'assunzione di una forma propria, di una propria identità, è una caratteristica intrinseca dell'uomo che, oltre a fissarsi lui stesso in una forma, è fissato dai suoi simili, secondo i loro punti di vista, in altre forme che nella maggior parte dei casi differiscono da quella in cui si fissa autonomamente. Ed è proprio per questo motivo che Pirandello afferma che gli uomini credono di essere "uno" per loro stessi ed anche per gli altri ma in realtà sono tanti individui diversi a seconda del punto di vista di chi li osserva.

Per Pirandello, tutte le "forme" che ogni individuo assume sono solo delle "maschere" che vengono imposte dalla società.
Dietro queste "maschere" vi è un insieme di stati in continua trasformazione. In questa visione dell'essere umano è ben visibile l'influenza delle teorie sull'alterazione della personalità dello psicologo Alfred Binet. L'insieme di stati in continua trasformazione è una diretta conseguenza dei grandi cambiamenti a cui stava andando incontro la società, cambiamenti che contribuivano al processo di smarrimento e di frantumazione dell'essere umano. La frantumazione dell'io è riscontrabile nei personaggi delle opere di Pirandello sottoforma di una sensazione di smarrimento, di dolore o di solitudine. L'insofferenza di ogni singolo individuo è dovuta anche al "fissaggio" in forme in cui l'individuo stesso non si riconosce da parte dei suoi simili. Queste forme sono considerate da Pirandello come delle trappole dalle quali l'individuo, pur lottando, non riesce mai a liberarsi.

A Pirandello la società appare come un' "enorme pupazzata" che, contribuendone ad un isolamento, porta l'essere umano ad una morte dello spirito. Tutte le opere narrative e teatrali dello scrittore siciliano sono basate sulla critica, che a volte si tramuta anche in derisione, di tutte le finizioni su cui la si basava la società.

La società presa in esame da Pirandello è quella dell'Italia postbellica. In particolare:

  1. nei romanzi la critica riguarda la classe della piccola borghesia;
  2. nelle opere teatrali la critica interessa gli ambienti dell'alta borghesia.