Adelchi: coro atto 3 e atto 4

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Adelchi: breve descrizione, metrica e parafrasi del coro dell'atto terzo e quarto della tragedia di Alessandro Manzoni (2 pagine formato doc)

ADELCHI: CORO ATTO 3 E ATTO 4

Adelchi di Manzoni.

Coro dell’atto terzo: Descrizione. Come nel Conte di Carmagnola un coro commentava la battaglia di Maclodio, così nell’Adelchi un coro, collocato alla fine dell’atto III, è dedicato alla guerra fra Franchi e Longobardi.
Di nuovo l’autore si rivolge ai Latini (cioè agli Italiani di allora) per esortarli a non farsi illusioni e a prendere in mano il proprio destino senza contare sull’aiuto straniero.
Il coro si divide in due parti: la descrizione (v.1-130) del conflitto tra Franchi e Longobardi e del comportamento imbelle di una popolazione, quella latina, che non è un popolo ma un “volgo disperso”; e l’esortazione ai Latini  (v. 31-66) a non aspettarsi la liberazione dai Franchi ( è implicitamente agli Italiani ad affidarsi alle proprie forze per realizzare l’unità d’Italia).
METRICA: Strofe di sei dodecasillabi, il terzo e il sesto tronchi.
Schema delle rime: AABCCB.

Adelchi: trama e stile

ADELCHI, CORO ATTO 3: PARAFRASI

Parafrasi. Dalle corti ricoperte di muschio, dalle piazze in rovina, dai boschi, dalle fucine rumorose e infuocate, dai campi bagnati dal sudore dei servi, un popolo sparso di scatto si risveglia e tende l’orecchio, alza la testa scosso da un nuovo crescente rumore.
Dagli sguardi perplessi, dai volti paurosi traspare la fiera virtù degli avi, come un raggio di sole tra le nuvole:
negli sguardi e nei volti confusi e dubbiosi si mescolano e si scontrano le sofferenze subite con il debole orgoglio del tempo passato.
Si raduna avida si disperde paurosa per strade tortuose con passo incerto, e fra timore e desiderio ora avanza, ora si ferma e scruta e guarda scoraggiata e confusa la folla sparsa dei signori crudeli che fugge dalle spade e non si ferma.
Li vede ansimanti, come belve impaurite che per paura drizzano le folte criniere rosse cercando il nascondiglio della tana e qui le donne atere, riposta la solita aria minacciosa, e pallide in volto guardano pensose i figli pensosi.
Addosso ai fuggitivi arrivano i guerrieri con spade avide e come cani sciolti, correndo e cercando a sinistra e a destra: il popolo li vede e rapito da una contentezza ignota con facile speranza anticipa l’evento e sogna la fine della schiavitù.
Ascoltate! Quei forti che sul campo di battaglia impediscono la fuga ai vostri dominatori sono venuti da lontano per sentieri tortuosi: hanno lasciato nelle stanze delle case native le donne addolorate  che li salutavano e pregavano e davano consigli interrotte dal pianto: hanno calzato gli elmi battuti, hanno messo le selle ai cavalli bruni e hanno percorso il ponte che ha risuonato cupo, in grandi gruppi passarono di terra in terra cantando allegre canzoni di guerra ma portando nel cuore i ricordi dei cari castelli.
Andarono per valli sassose per dirupi scoscesi vegliarono armati nelle notti gelide ricordando i fiduciosi colloqui d’amore.
Sopportarono i pericoli nascosti di soste forzate, le corse per greti mai attraversati, il rigido comando militare e la fame.
Videro le lance scagliate contro i petti vicino agli scudi e rasente agli elmetti , udirono il fischio delle frecce che volavano.
E il premio promesso e sperato da quei soldati, sarebbe, o illusi, capovolgere le sorti e porre fine alle sofferenze di un popolo straniero?
Tornate alle vostre gloriose rovine, al mite lavoro nelle infuocate fucine ai campi bagnati dal vostro sudore di schiavi.
I vincitori si mescolano con i vinti e con i nuovi signori rimane la vecchia situazione.
Sia l’uno che l’altro popolo vi rendono schiavi e si dividono i servi e gli animali e giacciono insieme sui campi insanguinati di un popolo sperso senza nome.

ADELCHI: CORO ATTO 4

Coro dell’atto quarto. Descrizione. Il coro segue la scena del delirio di Ermengarda, riparatasi a Monza in covento.
Vi si compiange la sorte terrena della principessa, divisa fra abbandono religioso alla pace cristiana e “l’empia” forza risorgente dell’amore e dei ricordi terreni; ma anche se ne annuncia la salvezza eterna: il suo sacrificio, che la fa morire vinta e oppressa, è anche un mezzo attraverso il cui la  “provvida sventura” la riscatta dal destino che spetta invece al popolo degli oppressori a cui ella appartiene.