Quasimodo: poetica e opere

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Breve riassunto su Salvatore Quasimodo: poetica e opere principali (2 pagine formato doc)

QUASIMODO: POETICA E OPERE

La poetica di Salvatore Quasimodo può essere divisa in 2 fasi.
La prima fase è caratterizzata da una poesia ermetica, infatti, Quasimodo rivolge particolare attenzione alla parola, perché essa riveste un ruolo primario e, infatti si può parlare di poetica della parola.
Fin dagli esordi di “Acque e terre” viene dato massimo rilievo alla parola, in modo da creare una forte carica emotiva ed evocativa, come l’uso della tecnica analogica e di una metrica ricca di enjambments, che in Quasimodo assume un timbro prevalentemente classicista.
Nell’opera poetica di Quasimodo che precede la Seconda Guerra Mondiale, i temi in primo piano sono il mito della terra d’origine, la Sicilia.
Un luogo legato indissolubilmente ai ricordi dell’infanzia e della prima giovinezza, che in Quasimodo diventa un simbolo della felicità, dell’innocenza e della purezza originaria.
Sorge in modo quasi naturale un tema opposto, il tema dell’allontanamento della terra natale, dell’esilio, della perdita di tutto ciò che un tempo formava la perfetta illusione di una vita serena, e che ora pare convertito in un acuto senso di solitudine e di smarrimento.

Salvatore Quasimodo: poetica

QUASIMODO: POESIE

Quando si parla di esilio, non è l’esilio politico, ma bensì Quasimodo, una volta finiti gli studi in un istituto tecnico industriale, lasciò la Sicilia per recarsi a Roma e studiare Ingegneria, contro la volontà del padre. Poco dopo, dovette rinunciare agli studi universitari, trovando nel bisogno di lavorare per sopravvivere e, riuscì ad ottenere un impiego nel Genio Civile di Reggio Calabria dove poté osservare il dolore e la povertà della gente comune. Invitato dal cognato a Firenze conobbe Eugenio Montale e Alessandro Bonsanti, direttore della rivista Solaria. Dopo vari trasferimenti abbandona l’impiego per collaborare con il settimanale Tempo.
Con la seconda guerra mondiale, la poesia di Quasimodo subisce sensibili mutamenti, entrando così nella seconda fase della sua poetica. Rimane intatta l’essenzialità della parola, ma non l’atmosfera altamente evocativa che si formava attorno ad essa, al mistero si sostituisce il costante riferimento ai dati della storia e della realtà. Infatti, Quasimodo ora appare come un poeta meno interessato a scandagliare la propria interiorità, meno lirico e più disposto ad occuparsi delle terribili vicende che coinvolgono tutta l’umanità, un poeta che si può dunque definire sociale, infatti egli in questa seconda fase abbandonò l’ermetismo per abbracciare le tesi del neorealismo.

QUASIMODO: OPERE

Nelle raccolte come “Giorno dopo giorno” e “La vita non è sogno”, Quasimodo include i temi dell’orrore bellico e della denuncia sociale, le case distrutte, le tombe ignote. Invece nelle ultime raccolte, “La terra impareggiabile” e “Dare e avere”, la graduale attenuazione del tema bellico sembra lasciare spazio ad un recupero della primitiva ispirazione.
Per Quasimodo, l’isola delle sue origini rappresenta il mito della memoria, invece la metropoli lombarda è allo stesso tempo la città della distruzione e della rinascita, della disumanità e della possibilità di un autentico progresso. Nel saggio “Il poeta e il politico”, si evince che Quasimodo ha fiducia nell’uomo, avverte nella volontà di resistenza e di rinnovamento, sorta dall’esperienza della guerra, una speranza concreta di miglioramento della società. Fare la storia è compito dell’uomo, dunque anche del poeta, ma mentre il polito vuole che l’uomo sappia morire con coraggio, il poeta vuole che l’uomo viva con coraggio.