Le donne nel Medioevo: riassunto

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Le donne nel Medioevo: riassunto sulle donne e letteratura, il ruolo della moglie e della madre, la donna nobile, la donna nel mondo cavalleresco-cortese, la donna delle classi più povere, la donna tra i censuali, la donna all'interno del monastero e la donna nella società urbana medievale (2 pagine formato doc)

LE DONNE NEL MEDIOEVO: RIASSUNTO

Introduzione.

Le donne del Medioevo non sono le ariostesche  “donne  antique (che) hanno mirabil cose  fatto ne le arme e ne le sacre muse; e di lor opre belle e gloriose gran lume in tutto il mondo si diffuse”.
I loro nomi non sono tratti dalla letteratura classica, dai miti greci o latini, ma sono i nomi cristiani e barbarici delle figlie di quei popoli che avevano abitato l’Età di Mezzo, donne il cui eroismo è intessuto di quotidianità,  la cui avventura mistica fa parte integrante della fede, la cui funzione di madre o sposa è vissuta con fierezza e sacrificio. Di queste donne non restò altro che la “dama” dei poemi cavallereschi, la maga, l’intrigante calunniatrice, l’avventuriera o l’amazzone…

Tesina sulle donne nell'età medievale


COME VIVEVANO LE DONNE NEL MEDIOEVO

Inferiore fisiologicamente, moralmente, giuridicamente e politicamente, l’immagine umanistica della donna resta perennemente legata al suo stato costante di “fanciullo mai cresciuto”.

Allorché alcune donne dei secoli XV e XVI diedero avvio al cammino di una “emancipazione”, a volte apertamente espressa, iniziò per l’universo maschile anche il tempo della grande paura che prese le due forme tipiche della reazione: l’aperta e dichiarata ostilità oppure il tentativo di guadagnarsi l’alleanza tramite blandizie e lodi esagerate. La conclusione della storia la conosciamo bene: le sante monache combattive tornarono a rinchiudersi nei loro conventi, le virago tornarono madri e mogli intriganti, le cortigiane – persa l’ispirazione poetica – si limitarono all’esercizio della prostituzione, le “signore del gioco” continuarono ad essere arse come streghe ed infine molte si ridussero ad esercitare l’unica arte che il maschio riconosceva loro: l’intrigo e l’inganno.

Le donne nel Medioevo: tesina


GIORNATA DI UNA SIGNORA NEL MEDIOEVO

DONNE E LETTERATURA NEL QUATTROCENTO
Quando nel 1491 ricevette una lettera encomiastica da Angelo Poliziano, Cassandra Fedele aveva solo venticinque anni, ma era già famosa per la sua straordinaria cultura. Il Poliziano la paragonava alle Muse e alle Sibille, alle grandi poetesse della Grecia antica: Telesilla, Corinna, Saffo, Anite, Erinna, Praxilla, alle matrone romane famose per la loro eloquenza; l’ammirazione che aveva per lei era pari almeno a quella che provava per Pico della Mirandola. Eppure, per quanto sincera quest’ammirazione per Cassandra era dettata non tanto dalla sua eccezionale cultura, quanto dal suo essere donna, un fenomeno unico come una viola che nasce dal ghiaccio, una rosa nella neve, un giglio nel gelo: una donna anzi, una fanciulla, una vergine aveva saputo raggiungere il livello intellettuale di un  uomo. Partendo dal presupposto che la cultura era riservata all’uomo – un esempio, nel ‘400 l’Università non era accessibile alle donne -, si riteneva che la donna letterata dovesse rinunciare alla propria femminilità, che dovesse inibire gli istinti passionali considerati propri del genere femminile, e quindi mantenersi casta, per assomigliare il più possibile all’uomo.

Le donne nel Medioevo: saggio breve


LE DAME DEL MEDIOEVO

Con la grande crisi dell’ideale monastico nel XIII e XIV secolo e con l’affermarsi nel XV secolo di una pedagogia che tendeva a privilegiare il rapporto tra individuo e cultura, e a distinguere fra ambito intellettuale e ambito spirituale, con il modificarsi delle condizioni istituzionali, sociali ed etiche, la donna letterata, la donna umanista non era più legata al convento, viveva nella società laica, poteva sposarsi, avere figli. E perciò ora, fuori dal chiostro, la donna intellettuale si rivelava come una potenziale minaccia; ci si accorgeva che la tradizionale connessione cultura-castità non funzionava più, e allora quella stessa connessione poteva essere rovesciata nel suo opposto: una donna eloquente, una donna colta non è mai una donna casta. Un pregiudizio diffuso, che contribuì indubbiamente a limitare soltanto ad un certo tipo di donna le possibilità di approccio alla letteratura. Accomunate dalla coscienza del loro “specifico” femminile, ma anche dall’orgoglio di aver raggiunto la parità con l’uomo grazie agli studia humanitatis, spesso appartenenti a famiglie nobili o comunque inserite nella classe dirigente, considerate in genere come fenomeni prodigiosi, le donne umaniste del ‘400 scrivevano lettere o orazioni che si rivelano in genere di buon livello linguistico e stilistico, ma non di grande originalità. Uno dei temi ricorrenti in questa letteratura femminile riguardava l’eccellenza e la quantità delle donne colte nel mondo antico: argomento tipicamente umanistico, cui ricorre, come si è visto, anche il Poliziano.