La mia sera: significato e spiegazione

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Analisi della poesia di Giovanni Pascoli, La mia sera: significato e spiegazione delle figure retoriche (1 pagine formato doc)

LA MIA SERA: SIGNIFICATO

La mia sera” di Giovanni Pascoli. La poesia si divide in due parti: 
1°) vv.

1-20: descrizione di una sera dopo il giorno tempestoso. La sera appare avvolta nella quiete che precede l’arrivo della notte e delle stelle; il gracidio delle rane ed il fruscio delle foglie sfiorate da un leggero vento rendono ancora più dolce quella pace ritrovata. Il mormorio singhiozzante delle acque di un ruscello è l’unico ricordo dell’aspra bufera che ha sconvolto le ore diurne; dal momento che la natura viene umanizzata questo mormorio è paragonato ad un pianto dolce e consolatore; non è, infatti, il rumore fragoroso prodotto durante la tempesta, ma è ciò che resta dopo la bufera; per l’uomo ciò non rappresenta, in realtà, il pianto, ma ciò che resta dopo, cioè l’ultima manifestazione del dolore già superato.
[vv. 11-16]

La mia sera: figure retoriche e commento

LA MIA SERA: SPIEGAZIONE

Inoltre alla luce violenta dei lampi si è sostituita quella festosa, rossa e dorata, delle nuvole illuminate dal sole al tramonto. [vv.19-20]
2°) dal v. 21 alla fine: da qui viene riportata la vicenda biografica del poeta; il paesaggio assume alcuni significati simbolici, ad esempio nei vv. 22-24 : “la nube nel giorno più nera fu quella che vedo più rosa nell’ultima sera.” = ciò che è doloroso durante la giovinezza diventa, nella vecchiaia, un pensiero più dolce; inoltre la sera delle nubi rosa è l’ultima sera per il poeta, cioè l’età che rivela il termine della vita. Nubi rosa indicano un senso di pace, ritrovata proprio in quegli anni dal poeta, dopo una giovinezza sconvolta da infiniti dolori.
La vista delle rondini che continuano i loro voli, nonostante l’ora tarda, per portare ai loro piccoli affamati quel cibo che non poterono procurarsi durante la giornata a causa della tempesta, fa sorgere nella mente del poeta l’analogia tra quella situazione e il suo destino; anch’egli, nella giovinezza, fu privato, come gli uccellini nel nido, di quella piccola parte di felicità spettante ad ogni creatura umana [vv. 29-32].
Al v. 33 (“Don… Don… ...”): personificazione delle campane che lo invitano al riposo e ad abbandonarsi ad un sonno capace di annullare ogni sofferenza, come avveniva quando si addormentava nella culla al canto della madre. In questi ultimi versi riscontriamo inoltre il tema del nido (v. 39 “poi nulla…” : esprime l’amarezza per la “perdita”, la distruzione del nido; questo verso però può anche indicare la morte, ormai sentita prossima dal poeta). L’uso dei verbi dicono, cantano, sussurrano, bisbigliano rappresenta una discendenza di verbi che rendono bene lo scivolare del poeta nell’ incoscienza, nel sonno (se “poi nulla …” è considerato come la morte, allora questa discendenza può indicare i minuti antecedenti la morte).

La mia sera: commento personale e riassunto

LA MIA SERA: FIGURE RETORICHE

I vv. 25-26 indicano l’ottimismo che si manifesta nella natura con la fine della tempesta e l’arrivo della sera. La poesia è quindi costruita su due allegorie: la sera, simbolo della fine della vita; il nido, simbolo dell’unità familiare distrutta.
Sono presenti, inoltre, la metafora (come al v. 27-28: indica che la pace, se è conquistata dopo una vita trascorsa nel dolore e nella sofferenza, è più bella e più dolce); troviamo la sinestesia [=associazione di ambiti sensoriali differenti] (come al v. 36 voci di tenebra azzurra; o ancora come al v. 3 tacite stelle), l’ossimoro [=unire in una stessa espressione due idee antitetiche] (ad esempio, al v. 19 fulmini fragili), l’allitterazione (ad es. nel v. 4 “gre gre di renelle”, viene sottolineata la “r”), la metonimia (ad es. nel v. 29 “i nidi” per indicare gli uccellini); troviamo inoltre onomatopee, caratteristiche di Pascoli, da lui usate per dar voce direttamente (attraverso la poesia) alle cose o agli animali, come al v. 4 gre gre (per indicare le rane) o al v. 19 don… don… (per le campane).
Come spesso avviene nelle sue poesie, l’autore non riproduce la scena osservata nella sua interezza, ma attraverso una serie di particolari, staccati gli uni dagli altri tramite pause, incisi, esclamazioni, giungendo così a far una pura elencazione di immagini e sensazioni. Ciascuno di questi particolari non esaurisce tuttavia in sé il suo significato, ma rimanda ad un’altra realtà, appartenente non più al mondo naturale, ma a quello dell’esistenza umana.