La partenza di Enea e la morte di Didone

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PARAFRASI DI  “ LA PARTENZA DI ENEA E LA MORTE DI DIDONE”
Enea, atterrito dall’apparizione improvvisa di Mercurio si sveglia di colpo e incita i suoi compagni dicendo: <Svegliatevi subito, uomini,e sedetevi per remare e sciogliete veloci le vele.
Un dio mandato dal cielo ci sollecita di nuovo di accelerare la fuga e tagliare le corde d’ormeggio. Ti seguiamo, o dio, chiunque tu sia, e obbediamo di nuovo al tuo ordine esultanti.
Assistici e aiutaci pazientemente, guidaci con le stelle >. Così disse Enea, ed estrae velocemente la spada dalla guaina e con la lama taglia gli ormeggi.
Tutti hanno lo stesso entusiasmo. Afferrano, corrono; lasciano la riva; l’acqua fugge via sotto il rapido scivolare delle navi che rovesciano con forza la schiuma e spazzano via le onde limpide.


E già la prima Aurora, lasciando il letto dorato di Titone, che cosparge di nuova luce la terra.
La regina dall’alto della roccia vide biancheggiare la luce e la flotta che procede a vele allineate e scorse le rive e i porti vuoti, privi di equipaggi, si percosse tre o quattro volte con la mano il forte petto e si strappò i capelli biondi dicendo: <O Giove, Enea se ne andrà beffando in tal modo il mio regno? I miei cittadini non prenderanno le armi, non accorreranno da tutta la città, non salperanno con le navi dai cantieri? Andate, portate veloci le fiamme, imbracciate le armi, remate con forza!