La quiete dopo la tempesta di Leopardi: commento

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Breve commento all’idillio “La quiete dopo la tempesta” in cui viene analizzato e interpretato il pessimismo dell’autore Giacomo Leopardi (1 pagine formato docx)

LA QUIETE DOPO LA TEMPESTA: COMMENTO

La quiete dopo la tempesta di Giacomo Leopardi.

Commento con riferimenti al pessimismo dell'autore. In questo idillio Leopardi descrive quel senso di gioia, quel fervore animato che è nel villaggio dopo la tempesta, quell’alacrità che è nell’animo di tutti i viventi che è nelle cose medesime, dato dalla maggiore limpidezza dei colori e delle cose.
La poesia è di una semplicità assoluta nelle immagini paesane della vita quotidiana, dalla femminetta, all’artigiano, all’erbaiuolo. Ovviamente in ogni canto del Leopardi è presente anche il momento della riflessione, il momento in cui la lirica si piega alla dimostrazione di un concetto.
Anche nella “quiete” dell’idillio segue la parte concettuale, la riflessione pessimistica. Quel piacere, quel tripudio è solo figlio dell’affanno: esso nasce dalla fine di un timore, dalla cessazione di una “tempesta”. Quel poco di piacere di cui usufruiscono gli uomini scaturisce dalla fine di un dolore, la morte perciò che porrà fine ad ogni male, è per essi il bene più grande.

La quiete dopo la tempesta: parafrasi e analisi

LA QUIETE DOPO LA TEMPESTA: COMMENTO E ANALISI

Proviamo tuttavia ad invertire la lettura del canto, a partire cioè dalla trama concettuale dell’ultima strofa, a considerare quelle riflessioni presenti sin dall’inizio nell’animo del poeta. Esse determinano dunque la natura particolare dell’idillio. Quella contemplazione di immagini festose (la gallina, la femminetta, l’artigiano, l’erbaiuolo) appare allora intrapresa con animo malinconico cioè con l’animo di chi sa, di chi ha compreso, proprio per questo intrisa di un significato più intenso. E quel carro che stridendo riprende il suo cammino alla fine della strofa, diventa un po’ il carro di tutti noi, di tutti gli uomini viandanti lungo una via faticosa, sebbene interrotta da brevi pause concesse da quel poco di gioia che la vita così crudele ogni tanto concede. Il tono della lirica risulta totalmente invertito e si richiama maggiormente alla sensibilità dolorosa del poeta.