A se stesso di Giacomo Leopardi: analisi del testo e commento

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La poetia di Leopardi, analisi del testo e commento della poesia "A se stesso" di Leopardi (2 pagine formato doc)

A SE STESSO DI GIACOMO LEOPARDI: ANALISI DEL TESTO E COMMENTO

A se stesso di Giacomo Leopardi: analisi del testo - Questo componimento, insieme a Il pensiero dominante, Amore e morte, Aspasia, appartiene al cosiddetto ciclo di Aspasia.

Composto durante il secondo soggiorno fiorentino di Leopardi nel 1833 e pubblicato nell’edizione dei Canti stampata a Napoli nel 1835.
Il titolo di Aspasia deriva dalla cortigiana greca amata da Pericle nel V sec. a.C., ma sotto questa identità si cela l’ultimo grande amore passionale, non ricambiato, di Leopardi, la nobildonna fiorentina Fanny Targioni Tozzetti, famosa nella società fiorentina per bellezza e frequentazioni letterarie, che attirarono su di lei voci e pettegolezzi.

A se stesso di Giacomo Leopardi: breve analisi del testo

ANALISI POESIA A SE STESSO - LEOPARDI

Il canto si presenta come un monologo drammatico tra l’io del poeta e il proprio cuore. Dal punto di vista fonico, l’allitterazione iniziale della p e della s danno vita a un vero e proprio bisbiglio che sottolinea, appunto, questo riflettere interiore, questo monologo. Dal punto di vista sintattico, il canto si presenta come una serie di frasi brevissime, quindi una presenza costante di pause e di silenzi, evidenziati dai frequenti enjambements, che sottolineano le riflessioni del poeta e la drammaticità del dialogo con se stesso.
In questo senso Leopardi si inserisce all’interno di una tradizione letteraria; infatti, l’espressione al secondo verso rimanda a un verso del Canzoniere di Petrarca. A se stesso rappresenta il culmine di una riflessione il cui risultato è la rinuncia di ogni prospettiva  ottimistica e le illusioni lasciano spazio all’accettazione della morte. La morte è l’unico dono del fato, ultimo approdo della vita (in Amore e morte il poeta celebra sia l’amore che la morte come doni del cielo ed ora, caduto l’amore, rimane solo la morte come dono); la terra appare in tutto il suo squallore, spoglia di ogni fascino e valore; la vita si riempie di amarezza e noia e il mondo si riduce a fango.

Analisi poesia A se stesso di Leopardi

A SE STESSO COMMENTO PERSONALE

Il canto si chiude con la disperata coscienza del poeta del proprio nulla, della propria insignificanza davanti alla potenza ostile che governa il mondo, anch’esso insignificante e con la constatazione di una negatività ormai assoluta e irrevocabile: ormai anche l’amore, quell’ultima illusione consolatoria della vita, si è spento per sempre, cancellato dal “brutto poter che a comun danno impera”, (“arcano consiglio che move i destinati eventi” nell’ultimo canto di saffo), nonostante il poeta la credeva eterna, come anche sottolinea nel Pensiero dominante, in cui la definisce, però, anche funesta perché rappresenta la più difficile illusione da dominare. Il rifiuto di ogni aspetto della condizione umana si manifesta in un’insoddisfazione universale e nella ricerca insaziabile di un assoluto in cui sia possibile placare l’animo.