Italo Svevo, la poetica

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la fisionomia culturale di Svevo e analisi della sua poetica (2 pagine formato doc)

Italo Svevo, la poetica.

La fisionomia culturale di Svevo appare rispetto ai tradizionali intellettuali italiani del tutto nuova. Non ha alle spalle una formazione classica (ha un diploma di scuola commerciale) né partecipa al clima culturale e al dibattito in corso sulle riviste italiane. (La Voce, le riviste futuriste) Egli stesso è un intellettuale sui generis perché l’impegno letterario non è il suo lavoro ma solo un’attività parallela. Vive a Trieste, che fino al 1918 non fa parte dello stato italiano, ma è una città di confine, e come tale, punto di convergenza di più culture: l’italiana, la tedesca, la slava, ma non manca l’influenza di quella ebraica.

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Un ambiente così vario più che un ostacolo rappresenta per il Nostro una opportunità: se da un lato egli rimane alla periferia rispetto alla cultura decadente italiana, dall’altra, vive in una realtà in cui entrano stimoli e novità filosofiche, scientifiche e letterarie, grazie ai contatti con la cultura tedesca che in quel periodo è tra le più vive al mondo.
Svevo perciò, prima degli scrittori italiani, conosce in modo diretto e non in maniera superficiale e deformata, Nietzsche e Freud.

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La passione letteraria lo porta a leggere Goethe, Schiller, Heine mentre studia in Germania, e ad ampliare i suoi orizzonti culturali quando, pur costretto a lavorare in una filiale della banca “Union di Vienna” a Trieste, frequenta la biblioteca civica e legge i classici italiani e francesi. Emerge così una formazione ricca e per certi versi contraddittoria, ma estremamente solida: c’è il Positivismo e la lezione di Darwin, il marxismo, la filosofia di Schopenhauer e di Nietzsche e la psicanalisi.