Canto I Inferno: spiegazione

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Il Canto I dell'Inferno funge da proemio a tutta l'opera. Spiegazione del primo canto dell'Inferno di Dante Alighieri con analisi, figure retoriche e commento (9 pagine formato doc)

CANTO I INFERNO: SPIEGAZIONE

Canto I Inferno dantesco - Il primo canto funge da proemio a tutta l’opera. Il proemio è la parte iniziale di un poema, in cui non ha inizio l’opera ma si annuncia ciò che sarà detto nella storia e deriva dai poemi dell’Iliade e dell’Odissea, i primi poemi per eccellenza. Quest’ultimo può divedersi in tre parti:
1. PROTASI: parte iniziale del poema, dove l’autore descrive l’argomento trattato nell’opera
2. INVOCAZIONE: rivolta, soprattutto per quanto riguarda i proemi antichi, alle muse. Queste erano nove ed erano le ispiratrici delle arti e in particolare Calliope era quella dell’arte della poesia.
3. DEDICA: fatta ad un signore a cui doveva essere indirizzata l’opera.
La Divina Commedia, ovviamente, consiste in un poema diverso, difficile da definire come genere (epico, tragico, comico) che alla fine assume il ruolo di POEMA SACRO.

Canto 2: parafrasi, commento e figure retoriche | Canto 3: parafrasi, commento e figure retoriche | Canto 5: parafrasi, commento e figure retoriche del canto di Paolo e Francesca | Canto 6: testo, parafrasi e figure retoriche | Canto 10: testo, parafrasi e figure retoriche |

PRIMO CANTO INFERNO ANALISI

Dante inizia subito a parlare del suo viaggio e del suo cammino, senza inserire alcuna protasi, invocazione o dedica, iniziato durante la sua mezz’età, cioè verso i 35 anni. L’autore poi scrive al plurale, facendo intendere che il suo percorso, compiuto in carne ed ossa, non è individuale ma per offrire a lui stesso e a tutta l’umanità la possibilità della salvezza. Ovviamente quindi non utilizza un “plurale maiestatis”, cioè per darsi un tono ed un’importanza, infatti era utilizzato soprattutto dai nobili e dai re, ma affronta questo viaggio con tutta l’umiltà possibile, consapevole e conscio dell’importanza della sua esperienza che doveva poi essere socializzata.
Il tempo storico in cui intraprende il viaggio è il 7 aprile del 1300, la notte tra il giovedì e il venerdì di Pasqua. Anche la notte è un’indicazione, infatti il percorso inizia nell’inferno che ricorda il peccato, il male, collegato con il BUIO e con l’oscurità. Egli poi raggiungerà il Purgatorio all’alba, quando nasce il giorno, corrispondente proprio alla domenica di Pasqua, che rappresenta la resurrezione di Cristo ed infatti il Purgatorio è proprio il luogo dell’espiazione e della rinascita, dove i peccatori si purificano per arrivare in Paradiso. Soltanto a mezzo giorno, giungerà in Paradiso, poiché era considerata l’ora più perfetta del giorno, quando il sole è perpendicolare alla Terra.

Canto I Inferno: parafrasi

PRIMO CANTO INFERNO SPIEGAZIONE

Dante quindi si ritrova in questa selva oscura perché aveva perso la retta via. Egli infatti, aveva perso la RAGIONE (diritta via) e questa perdita l’aveva portato ad uno SMARRIMENTO e ad un TRAVIAMENTO MORALE, avvenuto nel momento in cui apprende la morte di Beatrice. Inoltre egli non era neanche più sopportato dalla GRAZIA DIVINA e delle forze oscure gli attempavano la coscienza. Queste forze oscure che s’impossessavano dell’animo mostravano difficoltà di tre ordini: esistenziale, religioso e morale. In seguito tutto ciò lo conduce allo sprofondamento nel peccato, rappresentato da una selva fittissima dove non può penetrare la luce, poiché il male è sempre stato rappresentato con l’oscurità, e alla paura, un’emozione istintiva che subentra con la perdita della ragione. Continua esprimendo la sua difficoltà di descrivere la selva, tanto aspra e forte, difficile da superare, che ripropone al solo pensiero la paura che provai. Il verbo “ritrovare”, utilizzato inizialmente sottolinea proprio lo smarrimento che lo porta al terrore, sentimento forte e profondo, difficile da raccontare e il ricordo terribile della sua vita, in particolare del momento di traviamento in lui, rinnova in lui terrore e paura.

Canto I Inferno: riassunto

CANTO 1 INFERNO FIGURE RETORICHE

Di grande importanza sono le figure retoriche, infatti in uno stesso verso si concentrano molteplicità di figure retoriche come la figura etimologica (selva, selvaggia), il climax ascendente (selvaggia, aspra forte) e l’allitterazione data dalla “s” e dalla “r” che contribuiscono a conferire suoni aspri che rendono ancora di più la difficoltà nell’attraversare la selva.