A Zacinto di Ugo Foscolo: analisi e commento

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Analisi del testo, figure retoriche e commento della poesia di Ugo Foscolo, A Zacinto (2 pagine formato doc)

A ZACINTO DI UGO FOSCOLO: ANALISI E COMMENTO

A Zacinto.

Componimento composto tra l’Agosto del 1802 e l’Aprile del 1803, il Tema della poesia è rappresentato dal doloroso esilio, dalla lontananza della terra d’origine: Ugo Foscolo è nato a Zante, un’isola del mar Ionio.
L’Incipit è molto forte, in fatti ci sono tre monosillabici accentati( il ne = negazione forte, in contrapposizione al non = negazione più leggera) che servono a ribadire che l’esilio è destinato a durare.
La Struttura del sonetto si articola in due parti: la Prima è rappresentata dalle due quartine iniziali e dalla prima terzina (vv. 1-11), nelle quali viene espressa la nostalgia per il distacco dalla terra d’origine; la seconda parte è costituita dall’ultima terzina (vv.
12-14) in cui sono riportate le amare riflessioni del poeta sul suo infausto destino.

A Zacinto, analisi del testo

A ZACINTO UGO FOSCOLO ANALISI

A Differenza di Ulisse, l’eroe dell’Odissea che dopo mille peripezie riuscì a ritornare in patria, Foscolo deve arrendersi al suo destino: non rivedrà più la terra natia e sarà costretto a morire lontano da casa, senza il conforto dei suoi cari, che almeno avrebbe significato il mantenimento del legame affettivo.
Si tratta quindi di un sonetto, formato da quattro Strofe ( due quartine e due terzine) di endecasillabi in rima secondo lo schema ABAB, ABAB, CDE,CED. La poesia presenta tempi verbali, nell’ordine, al futuro, al passato, al presente, ancora al passato, infine al futuro, sebbene, in quest’ultimo caso, con ulteriore richiamo al passato. 

A Zacinto di Ugo Foscolo: analisi del sonetto

COMMENTO A ZACINTO UGO FOSCOLO

Ad accomunare due tempi al futuro (né più mai toccherò le sacre sponde”, v. 1; “tu non altro che il canto avrai del figlio / o materna mia terra”, v. v. 12-13) e la certezza del poeta, indotta dal pessimismo di non fare più ritorno alla sua terra. L’unico tempo al passato è al v. 3 (“Zacinto mia, che te specchi nell’onde”) che contiene la constatazione di una caratteristica geografica, cioè l’isola del poeta che si specchia nelle acque del mar Ionio.  Nettamente prevalente nella poesia è il tempo passato, in relazione sia alla nascita di Venere “dal greco mar” sia alla poesia di Omero che canto il paesaggio di Zacinto ed il “diverso” esilio del suo eroe Ulisse. Il tempo al passato (“prescrisse”) con cui si conclude la poesia, allude tuttavia a qualcosa in cui gli effetti si trascineranno nel futuro, cioè la sepoltura in terra straniera senza il conforto delle persone care.

A Zacinto: commento