Giacomo Leopardi: riassunto dettagliato

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Riassunto dettagliato su Giacomo Leopardi: vita, pessimismo, pensiero, opere e poetica (8 pagine formato doc)

GIACOMO LEOPARDI: RIASSUNTO

Giacomo LeopardiLeopardi, poeta o filosofo?
Leopardi non può essere definito un filosofo, poiché la sua filosofia sarebbe incompleta, in quanto non scrive mai opere che affrontano tutte le tematiche a cui i filosofi erano rivolti.

Le sue opere possono però essere intese come riflessioni filosofiche, in particolar modo per quanto riguarda lo “Zibaldone”, il suo diario spirituale.

Il superamento della visione cattolica e della cultura classica, dall’erudizione al “bello”
Leopardi nasce a Recanati nel 1798, da una famiglia nobiliare decaduta. La madre bigotta ed ottusa fa estrema economia, mentre il padre Monaldo spreca tutti i soldi.

In un primo momento fu istruito da precettori ecclesiastici, ma ben presto inizia a studiare da solo. E’ il periodo dell’ “erudizione”, caratterizzato dall’influenza delle idee antiquate del padre Monaldo.
Tra il 1815 e il 1816 si ha il passaggio dall’ “erudizione” al “bello”, in cui si ha l’abbandono delle idee antiquate del padre, come la visione cattolica e le sue idee politiche. Comincia ad apprezzare l’illuminismo e il romanticismo e Pietro Giordani diventa il suo padre spirituale.

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GIACOMO LEOPARDI: PESSIMISMO

Dal “bello” al “vero”: pessimismo storico e teoria del piacere
Nel 1819 si ha il passaggio dal “bello” al “vero”. Questo è il periodo del pessimismo storico e della teoria del piacere: la sua visione materialistica lo porta a considerare la storia umana una degenerazione dallo stato di natura, dove l’uomo riusciva a realizzare se stesso, cioè a raggiungere la felicità che Leopardi, materialista, identifica con il piacere. La tendenza al piacere è irresistibile in ogni uomo, aspaziale e atemporale, ma il piacere è reso finito, limitato e determinato dalla consapevolezza dell’infimità della condizione umana, cioè dalla ragione, dal progresso. La natura assume dunque il ruolo di madre benigna dispensatrice di illusioni attraverso cui l’uomo può raggiungere il piacere. Quelli dunque che possono raggiungere la felicità sono i fanciulli, gli ignoranti e gli antichi.

Giacomo Leopardi: analisi poesie

GIACOMO LEOPARDI: RIASSUNTO PER TESINA

Le canzoni e l’impegno politico
Leopardi dà un giudizio durissimo sulla civiltà dei suoi anni, la vede dominata dall'inerzia e dal tedio; ciò vale soprattutto per l'Italia, miserevolmente decaduta dalla grandezza del passato. Scaturisce di qui la tematica civile e patriottica che caratterizza le prime canzoni leopardiane.
1. All’Italia (1918): in questa canzone troviamo le idee politiche di Leopardi che si avvicinano ad un certo liberalismo e al rifiuto della religione, in contrasto con le idee del padre. Si nota anche un atteggiamento titanico: il poeta, come unico depositario della virtù antica, si erge solitario a sfidare il fato maligno che ha condannato l'Italia a tanta bassezza.
2. Ad Angelo Mai (1820): La canzone fu composta nel 1820 in occasione del ritrovamento di parti del De republica di Cicerone nella Biblioteca Vaticana da parte del filologo classico Angelo Mai (definito “italo ardito”, “bennato ingegno”). Fino a quel momento dell’opera ciceroniana era conosciuto solo il “somnium Scipionis” tramandato da Macrobio. La canzone esprime un forte spirito patriottico: in un tale momento di decadenza, in cui gli italiani sono vili e incapaci di azioni eroiche, la riscoperta di antichi manoscritti diviene una forma di riscatto, un richiamo agli antichi valori, a quel tempo dimenticato in cui gli uomini facevano scintille. Leopardi loda poi il rinascimento, nel corso del quale è avvenuta la riscoperta dei classici. Rievoca il tempo felice in cui visse il Tasso, anche se la sua grandezza non fu riconosciuta dai tiranni. La mente del Tasso ha schiuso grandi orizzonti alla poesia, per questo egli vorrebbe che tornasse in vita, per capire l’angoscia di quei tempi che alberga nel cuore di Leopardi. Per fortuna l’Alfieri, pieno di sdegno patriottico, non ha visto questa decadenza.
3. Ultimo canto di Saffo (1822): Si tratta di un monologo lirico attribuito alla poetessa Saffo che, secondo la leggenda, si sarebbe uccisa gettandosi dal promontorio di Leucade per amore del bellissimo Faone che l’aveva respinta a causa del suo aspetto. Saffo si chiede quale mai colpa possa aver compiuto prima della nascita tale da farle meritare quelle sgraziate sembianze. Tutto è arcano, tranne il nostro dolore. Noi, figli trascurati dagli dei, siamo stati creati per il dolore e il motivo ci è nascosto. La morte deporrà il velo indegno che copre l’anima di Saffo correggendo il crudele errore del destino che assegnò ad un’anima così elevata un corpo così brutto.

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GIACOMO LEOPARDI: PENSIERO

Note: tratta il delicato tema del suicidio, come il Bruto minore, anche se in questo caso la motivazione non è politica. La canzone scandisce il passaggio al pessimismo cosmico: la natura bellissima dei primi versi inizia ad essere vista come maligna poichè trascura i propri figli. Il fato determina la rovina di Saffo, assegnando un corpo indegno ad una mente elevatissima che per questo motivo soffre molto (l’ingegno porta sofferenza). Lo spunto per la composizione è dato dalle Eroidi di Ovidio ma il personaggio diviene una proiezione autobiografica. A tal proposito il poeta dichiara di voler “rappresentare l’infelicità di un animo delicato, tenero, sensitivo, nobile e caldo, posto in un corpo brutto e giovane”.
4. Il passero solitario (1829-bozza del 1819): La poesia nell’ordinamento dei canti è posta prima dell’infinito ma vari elementi, fra cui la struttura metrica, impediscono di ritenere che sia stata composta nella stagione dei primi idilli.