Pietro Bembo e la questione della lingua: riassunto

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La questione della lingua italiana nel 1500 e la proposta di Pietro Bembo (1 pagine formato doc)

PIETRO BEMBO E LA QUESTIONE DELLA LINGUA: RIASSUNTO

La questione della lingua. Tra il 1400 e il 1500 si normatizza la lingua latina:
Elegantiae latinae linguae – Lorenzo Valla
De Ortographia – G.

Tortelli
Diventa una lingua perfettisima ma non adatta all’arte letteraria, il 1400 è praticamente senza poesia, nel 1500 prese quindi piede il Volgare nella poesia. Il latino veniva usato solo per le scienze. Bisognava però decidere quale Volgare diventerà l’Italiano:
1. Baldassarre Castiglione = propone la lingua eccletica, voleva scegliere le più belle parole delle varie Corti d’Italia, poiché la nuova lingua doveva essere viva (scrisse Il Cortegiano)
2.
Machiavelli = Toscano:le maggiori opere sono state scritte in fiorentino (Divina Commedia, Canzoniere, Decameron). È una lingua viva ma di una sola regione, usa il fiorentino del 1500 ma è troppo gergale!
3. Pietro Bembo = secondo Bembo bisogna usare una lingua di cui ci fossero già altri scritti, delle opere di riferimento. Proponeva quindi come esempio i tre re della letteratura: Dante, Petrarca e Boccaccio. Voleva usare le loro parole più belle tralasciando però gli eccessi di Dante (i danteismi).

Pietro Bembo: riassunto

LA QUESTIONE DELLA LINGUA: RIASSUNTO

Vinse la proposta di Bembo, ma il difetto della sua proposta consisteva nel fatto che la sua lingua era non attuale, era già passata cronologicamente. Era perciò un peso, purché come modello fosse molto buono.
Lo scritto e l’orale non coincidono quindi cronologicamente ( scritto:1300; orale: 1500).
A risolvere questo problema ci penserà poi Manzoni con il suo Promessi Sposi (1840).

Biografia di Baldassarre Castiglione e di Pietro Bembo: riassunto

PIETRO BEMBO: RIASSUNTO

Pietro Bembo:

  • Cardinale, scrittore, traduttore dell'umanesimo italiano
  • Famiglia molto importante
  • Vocazione per gli studi letterari: studia greco a Messina (Lascaris)
  • Al ritorno fa amicizia con il grande editore veneziano Manuzio (Venezia era il luogo più “libertino” per la stampa, vi fu anche in precedenza la scomunica dell’intera città, poi venne istituito l’Index librorum prohibitorum)
  • Dall’elaborazione e studi che fece per la pubblicazione del Canzoniere e della Divina Commedia si convinse della causa toscana dei tre Re.
  • Pubblico gli Asolani, dedicata a Lucrezia Borgia, con cui ebbe una relazione
  • Infine il suo capolavoro “Prosa della volgar lingua” datata 1525. È un dialogo di tre libri (il su es. latino era Cicerone che scrisse proprio in dialogo e prima di lui fu Platone, allievo di Socrate). Scelse il dialogo poiché di più facile comprensione ed è più piacevole per il lettore. Il suo capolavoro fu dedicato a Giulio di Medici (futuro Papa Leone X). Nel 1° libro sostiene che è meglio usare il volgare per la letteratura (citerà anche Castiglione); nel 2° cita molti esempi tratti da Tetrarca, infine critica la poesia di Dante poiché troppo eccessiva.