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CARDUCCI CARDUCCI attenzione realistica attenzione al classico rapporto con la memoria visione più intimistica e naturalistica Carducci ha voluto dare di se stesso l'immagine di uno “scudiero dei classici” fondò il gruppo degli “Amici pedanti”) rifiutando la sensibilità romantica, in difficoltà con il proprio tempo.
Ha cercato nel passato quello che non riusciva a vedere nel presente, un epoca indebolita, in degrado. Egli propone nei suoi testi infatti il periodo classico della romanità (soprattutto il periodo repubblicano e poi quello imperiale), il medioevo (soprattutto il periodo della formazione dei comuni, che rappresenta la libertà e le lotte per ottenerla), il periodo della Rivoluzione Francese (valori di uguaglianza e di libertà), il movimento risorgimentale italiano (libertà, rispetto, autonomia). Carducci guarda al passato, il presente è per lui un periodo debole e fragile.
Questo sguardo al passato ci potrebbe far identificare nella sua opera una sorta di NUOVO NEOCLASSICISMO. Pratz, in “Gusto Neoclassico” precisa le differenze tra il neoclassicismo e il nuovo neoclassicismo di Carducci. Mentre la cultura neoclassica del `700 propone dei canoni precisi, nel neoclassicismo carducciano di fine `800 l'ottica è rappresentativa di un atteggiamento da sogno, di evasione: il mondo classico diventa un'occasione di allontanamento dalla realtà contemporanea, un MIRAGGIO ESOTICO. È esotismo cronologico. Pratz e altri critici dicono quindi che, nonostante Carducci critichi il Romanticismo, per certi versi vi è ancora immerso. Carducci è un animo tormentato. Egli non ha rifiutato tutto il presente in quanto si è anche avvicinato col tempo alla politica (fu definito “vate dell'Italia umbertina”), condividendo con la sua epoca l'ammirazione per la scienza e per progresso (> Positivismo). Carducci è stato anche definito “poeta dalle tante patrie”, come la Maremma, Bologna, Firenze e Roma. Le prime due rappresentano il suo io, le altre due sono filtrate dalla mediazione della cultura. VERSI GOLIARDICI (> Cecco Angiolieri): Viva pur Sandro Manzoni! Quant'è mai che s'arrabatta Co' filosofi nebbioni E gli storici a ciabatta! Acqua santa a piena mano Tutto il secolo è cristiano. INNO A SATANA (1865) - è una polemica nei confronti del suo secolo (> Leopardi, secol superbo e sciocco). Carducci ha una visione laica e materialistica della vita. La poesia è un inno a Satana (> Scapigliatura, Tasso), proposto con l'immagine allegorica del treno, testimonianza della modernità e della forza della ragione, della ribellione, del coraggio, dell'autodeterminazione. Vengono scherniti gli atteggiamenti di superstizione. Satana è materia, spirito, ragione e senso. C'è un'analogia con l'ottica degli Scapigliati. Satana, cioè dio, è fonte d'ispirazione poetica. Si ha quasi una dimensione blasfema. Dai reazionari ogni aspetto della modernità era condannato come prodotto di Satana. Carducci accetta questa definizio