La quiete dopo la tempesta: parafrasi e analisi

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Parafrasi e analisi dettagliata della poesia di Giacomo Leopardi: La quiete dopo la tempesta (3 pagine formato doc)

PARAFRASI LA QUIETE DOPO LA TEMPESTA

Parafrasi La quiete dopo la tempesta di Giacomo Leopardi.

La tempesta è passata, sento gli uccelli far festa, e la gallina, tornata sulla strada che ripete il suo verso. Ecco che il sereno rompe le nuvole là da occidente, verso la montagna; la campagna si libera dalle nubi  e lungo la valle appare chiaro e ben distinto il fiume. Ogni animo si rallegra, da ogni parte riprendono i soliti rumori e riprende il consueto lavoro.
L’artigiano, con l’oggetto del suo lavoro in mano, si avvicina cantando verso l’uscio a guardare il cielo umido; esce fuori la giovane ragazza per vedere se sia possibile raccogliere l’acqua della pioggia da poco caduta; e l’ortolano ripete di sentiero in sentiero il consueto richiamo giornaliero. Ecco che ritorna nel cielo il sole, eccolo che sorride per i poggi e per i casolari. La servitù apre le finestre, apre le porte dei terrazzi e delle logge: e dalla strada principale si sente un tintinnio di sonagli; il carro del viandante che riprende il suo viaggio stride.
Ogni animo si rallegra. Quando la vita è così dolce e così gradita come ora? Quando l’uomo si dedica con così tanto amore alle proprie occupazioni come in questo momento? O torna al lavoro? O intraprende una nuova attività? Quando si ricorda un po’ di meno dei suoi mali? Il piacere è figlio del dolore, è solo una gioia vana (un illusione), frutto del timore ormai passato, è frutto di quella paura che scosse chi odiava la vita ed ebbe terrore della morte; a causa della quale le persone fredde, silenziose, pallide sudarono ed ebbero il batticuore nel vedere  fulmini, nuvole e vento diretti a colpirci.
O natura benevola, sono questi i tuoi doni, sono questi i piaceri che tu porgi ai mortali. Fra noi il piacere è uscire dalla paura, cessare di soffrire. Tu spargi in abbondanza dolore; il dolore nasce spontaneamente: e quel nostro piacere che ogni tanto per prodigio e per miracolo nasce dal dolore, è un gran guadagno. O genere umano caro agli dei! Ti puoi ritenere molto felice se ti è concesso di tirare un respiro di sollievo da qualche dolore: ti puoi ritenere beato se la morte ti guarisce da ogni dolore.

La quiete dopo la tempesta: parafrasi e spiegazione

LA QUIETE DOPO LA TEMPESTA: ANALISI

Ciascuna delle tre strofe ha particolari caratteristiche tematiche. Nella prima, il poeta descrive la quiete del paesaggio e l’alacrità delle persone dopo la tempesta; nella seconda strofa ha inizio la parte riflessiva: con una serie di domande retoriche Leopardi cerca di far capire al lettore che il piacere è figlio d’affanno, figlio del dolore, della paura, frutto dello scampato pericolo e dell’ansia ormai passata. Nella terza strofa il poeta si rivolge alla natura cortese (aggettivo usato in senso ironico, poiché essa si accanisce continuamente contro gli uomini), e al genere umano caro agli dei (anche qui Leopardi si esprime ironicamente, infatti la condizione umana appare irrimediabilmente dominata dal dolore, e gli uomini stessi sono abbandonati dagli dei a un destino crudele nella continua sofferenza). La poesia è una canzone libera, costituita da tre strofe libere d’endecasillabi e settenari distribuiti irregolarmente.