Canto VIII del Paradiso di Dante: analisi e commento

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Analisi e commento del Canto 8 del Paradiso di Dante Alighieri (4 pagine formato doc)

CANTO VIII PARADISO: ANALISI E COMMENTO

Canto VIII Paradiso di Dante.

Il mondo antico, l’umanità pagana era convinta che Venere infondesse con i suoi raggi l’amore sensuale, girando nell’epiciclo del terzo cielo. Con altro, esplicito rimando al canto V dell’Inferno. Dante aggiunge che da questa Venere, nel nome del quale avvia il suo canto, le genti antiche prendevano il nome della stella che il sole guarda ora avendola alle spalle, ora avendola di fronte.

Dante, ormai uscito dal cielo di Mercurio, si rende conto di essere salito nel cielo di Venere solo per il fatto che Beatrice ha aumentato il suo splendore:..
L’immagine si amplifica nei versi successivi perché Dante ci riferisce come davanti a lui, nella luce uniforme e diffusa del nuovo cielo cui è approdato, appaiano altre entità luminose che girano in tondo con velocità maggiore o minore a seconda che più o meno intensa sia la loro visione di Dio.

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CANTO VIII PARADISO: FIGURE RETORICHE

Sottolinea poi questo apparire di anime con due similitudini: la sensazione è simile a quella che ci fa vedere anche nella fiamma più intensa la maggior intensità luminosa delle faville. Ed è anche simile a quella di chi sa distinguere in un canto a due voci, l’una voce e l’altra quando la prima resta ferma ad una nota e l’altra si innalza.  Dalle anime più vicine si sente cantare Osanna in modo così toccante e soave che da allora in poi Dante non è più stato abbandonato dal desiderio di risentirlo.  Prende la parola, a nome di tutte, una di queste anime. Quello che dice ci appare connotato da una inflessione particolarmente affettuosa, da una calda corrente di simpatia. Capiremo poi quando l’anima rivelerà a Dante della loro consuetudine di un tempo.
Come al solito Dante si rivolge a Beatrice per riceverne incoraggiamento e autorizzazione. Poi i suoi occhi tornano a incrociare quelli dell’anima.

CANTO 8 PARADISO, RIASSUNTO

Aumenta ancora la luminosità dell’anima per l’accresciuta letizia che le deriva dall’essere stata scelta da Dante a parlare. A presentarsi è l’angioino Carlo Martello, figlio di Carlo II lo Zoppo e di Maria di Ungheria, costei a sua volta figlia di Stefano V re di Ungheria. Nacque nel 1271 e la sua prematura morte avvenne nel 1295. Prima della morte era stato incoronato re di Ungheria. Nel 1294 si era trovato, abbastanza casualmente a Firenze, dove si era dato appuntamento con i genitori per un incontro. Il suo arrivo destò grande entusiasmo e simpatia, e fu proprio qui che incontrò Dante e tra i due fiorì subito una bella amicizia a questo punto inizia la storia di un progetto politico che non si è mai realizzato, del male che a questa mancata realizzazione è seguito.