Canto XVII Paradiso: analisi del testo

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Canto 17 Paradiso: analisi del testo, riassunto e figure retoriche (2 pagine formato pdf)

CANTO XVII PARADISO: ANALISI DEL TESTO

Analisi del testo del Canto XVII – Paradiso. Comprensione. 1) Enuclea i temi principali che emergono dalla profezia di Cacciaguida.

Il discorso di Cacciaguida affronta in apertura un tema fondamentale, piuttosto caro a Dante, ovvero quello del libero arbitrio.

Le anime del Paradiso prevedono il futuro immergendosi nell'occhio onniscente di Dio, ma questo non implica alcun intervento attivo sulle vicende dell'uomo, osservato da lontano come una “nave che per torrente giù discende” (v.42).
Ciò che inizialmente preme a Dante è sapere quale sarà il suo destino: si presenta così il tema dell'esilio, condizione ben esemplificata dalla metafora dell'arco con le frecce (vv.56-57), simboleggianti i dolori di una vita da emarginato. Il poeta dovrà abbandonare i propri cari e la città tanto amata, mendicare la protezione dei potenti, ma soprattutto sopportare le angherie dei compagni di esilio, impulsivi e volti a cercare imprese inutili e distruttive.

Canto 17 Paradiso: figure retoriche e analisi del testo

CANTO 17 PARADISO: FIGURE RETORICHE

Le vicende personali del poeta si intrecciano con quelle storiche di Firenze, infatti la cacciata dei Bianchi fu ordinata dal Papa Bonifacio VIII, portato come esempio di Pontefice logorato dalla corruzione. Firenze è logorata dalla stessa corruzione, i Bianchi pur nella ragione agiscono in modo avventato,pieni di odio, e Dante si distaccherà da essi, decisione che a lungo andare verrà confermata come positiva. Proprio durante l'esilio Dante conoscerà Cangrande, il quale non gode ancora di una grande fama, ma che presto si farà notare dai contemporanei per le “faville” della sua virtù. Per il suo disinteresse economico, per la sua statura morale, viene individuato come garante della ricostruzione morale e politica di Firenze. Il viaggio intrapreso dal poeta è ancora più universalizzato, ma volto allo stesso fine: la sua esperienza nell'oltremondo diventa allegoria di un viaggio che l'umanità deve compiere, con il fine della purificazione morale. Dante si chiede infatti se l'essere “timidi amici della verità” potrebbe ostacolare i suoi intenti, e Cangrande gli risponde con queste parole: “Chè se la voce tua sarà molesta nel primo gusto, vital nodrimento lascerà poi, quando sarà digesta”. Tema finale è quindi quello del significato del viaggio e del suo racconto, ovvero l'Opera.

Canto 17 Paradiso: parafrasi

CANTO 17 PARADISO: ANALISI DEL TESTO

Analisi. 2) Spiega cosa consente a Cacciaguida di prevedere gli eventi che, nel momento in cui avviene l'incontro con Dante, non si sono ancora verificati.

Ancora prima dell'intervento di Cacciaguida, Dante fa riferimento alla preveggenza delle anime, rivolgendosi all'interlocutore in questi termini: “[...] come veggion le terrene menti non capere in triangol due ottusi, così vedi le cose contingenti anzi che sieno in sé, mirando il punto a cui tutti li tempi son presenti [...]”. Dio è descritto come un punto in cui futuro e passato coincidono in un unico presente, ha una visione atemporale e dilatata che, per grazia, viene concessa alle anime. Anche Cacciaguida, in ordine al discorso sul libero arbitrio, affronta il tema della prescienza divina, dicendo che “la contingenza, che fuor del quaderno de la vostra matera non si stende tutta è dipinta nel cospetto etterno”. (vv.37-39) I dannati sono in grado di scorgere sì il futuro, ma senza poter vedere il presente, ben diversa è, per cui, la prescienza delle anime infernali, che non si sostanzia della visione totale di Dio e della sua Grazia.