Crin d'oro crespo e d'ambra tersa e pura: parafrasi

Appunto inviato da carusus90
/5

Crin d'oro crespo e d'ambra tersa e pura: parafrasi e analisi, le rime, le metafore e la parola chiave del sonetto di Pietro Bembo (5 pagine formato doc)

CRIN D'ORO CRESPO E D'AMBRA TERSA E PURA: PARAFRASI

Parafrasi del sonetto Crin d’oro crespo e d’ambra tersa e pura di Pietro Bembo, umanista italiano. Parafrasi: Capelli ricci biondi come l’oro, lucenti e nitidi come l’ambra, che ondeggiate e volate sul volto candido all’aria, occhi dolci e più chiari del sole, tanto splendenti da trasformare la notte più scura in un giorno luminoso,
sorriso che calma e placa anche le sofferenze più crudeli, portando la pace e la serenità, labbra e denti, da cui escono parole così dolci che l’anima no desidera nessun altra gioia, mani bianche come l’avorio, che incatena e ruba i cuori,
canto, che sembra un’armonia divina, assennatezza e prudenza, nella più giovane età, grazie mai veduta prima fra noi,
somma onestà congiunta ala massima bellezza, l’esca da cui sprigionò il fuoco, e sono in voi tante grazie, che il cielo destina a poche persone.

Pietro Bembo: riassunto breve

CRIN D'ORO CRESPO E D'AMBRA TERSA E PURA: ANALISI

1.1 Le immagini più significative sono quella che caratterizzano l’aspetto della donna osannata: “crin d’oro crespo” per rappresentare i capelli biondi, “su la neve” che sta ad indicare il viso di colore candido, rappresenta la purezza, “occhi soavi e più chiari che il sole” per aumentare l’idea di luminosità e brillantezza, che viene ulteriormente accentuata nel v.4 “ da far giorno seren la notte oscura”, “riso, ch’acqueta ogni aspra pena e dura” quindi un sorriso che riesce addirittura a calmare le sofferenze più crudeli, “rubini e perle” che rappresentano rispettivamente le labbra rosse(color rubino) e i denti bianchi (colore delle perle), “mani d’avorio” che rappresentano il colore delle mani quindi non logorate da nessun tipo di lavoro, “ cantar, che sembra d’armonia divina” questa immagine viene usata per elevare al massimo la donna in quanto le viene aggiunto addirittura un tocco divino, “senno maturo a la più verde etade” nonostante sia giovane la ragazza è comunque dotata di grande senno e prudenza tipico delle donne mature, “e sono in voi grazie, ch’a poche il ciel largo destina “qui Bembo da un’ulteriore tocco divino alla donna in quanto conferisce a Dio il merito delle sue grazie, aggiungendo che è stato proprio Dio a scegliere lei tra le tante persone presenti sulla terra.

Pietro Bembo e la questione della lingua: riassunto

CRIN D'ORO CRESPO E D'AMBRA TERSA E PURA: FIGURE RETORICHE

1.3 Le immagini sono tutte legate tra loro perché rappresentano tutte la bellezza e le virtù della donna amata, si possono tuttavia distinguere in immagini riferite all’aspetto puramente estetico della donna quindi che esaltano la bellezza: “crin d’oro”, “su la neve”, “occhi più chiari chel sole”, “riso ch’acqueta ogni aspra pena e dura”, “rubini e perle”, “man d’avorio”.

Inoltre vi sono le immagini che rappresentano le virtù della donna: ”cantar, che sembra d’armonia divina”, “giunta a somma beltà somma onestade”, “e sono in voi grazie, ch’a poche il ciel largo destina”.
1.4 Le metafore sono : “crin d’oro”, “su la neve”, “occhi più chiari chel sole”, “riso ch’acqueta ogni aspra pena e dura”, “rubini e perle”, “man d’avorio”.
Già spiegati al punto 1.1.
1.5 Una parola chiave all’interno del sonetto è “l’aura”, che mostra l’intento di Bembo di emulare lo stile petrarchesco. Infatti l’uso della parola l’aura è una forte allusione al sonetto di Petrarca “Erano i capei d’oro a l’aura sparsi”.