La critica al romanzo 'I promessi sposi' di Manzoni

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I promessi sposi: le critiche mosse al romanzo di Alessandro Manzoni (3 pagine formato doc)

I PROMESSI SPOSI: CRITICA

Critica su I Promessi Sposi: Italo Calvino autore del ‘900, si è occupato della corrente del Manzonismo, ovvero quel movimento che intendeva recuperare le informazioni riguardanti il romanzo del poeta ottocentesco.
Egli scrisse durante la sua esistenza, un saggio: “Una pietra sopra”, al cui interno sono presenti delle pagine che trattano dei Promessi Sposi e non solo; è presente, ovviamente, anche una pagina dedicata alla sola critica del romanzo di Manzoni. La parte che tratta dei Promessi Sposi prende il nome: “I Promessi Sposi: il romanzo dei rapporti di forza”.
In queste pagine, infine, Calvino giunge anche ad una conclusione sui personaggi e al loro ruolo all’interno del romanzo. Nella prima e nella seconda parte (dal momento in cui Lucia viene rapita) dei Promessi Sposi, è presente una sorta di triangolo immaginario fra le forze che interagiscono nell’opera, ovvero: Il Potere della Chiesa Buona (dice Calvino); Il Potere della “falsa” Chiesa che non opera nella maniera in cui agisce invece la Chiesa Ideale di Manzoni; e infine I Rapporti Sociali che avvengono sempre all’interno delle coppie antitetiche = Fra Cristoforo, per esempio, si contrappone alla figura di Don Abbondio, mentre la figura di Renzo si contrappone a quella di Don Rodrigo.
 

I promessi sposi: riassunto per capitoli

CRITICA I PROMESSI SPOSI: CALVINO

Calvino dice che il romanzo è formato sui “rapporti di forza”, la classe del proletariato povero che si contrappone alla forte aristocrazia, ovvero una forza che subisce e un’altra che compie determinati atti; alla fine del romanzo infatti, Renzo entrerà a far parte della classe dei Borghesi imprenditori. Il romanzo di Manzoni ha avuto sempre fortuna in maniera straordinaria a livello nazionale. Come mai però, ebbe così tanta fortuna a livello nazionale e non anche a livello europeo? Bene, innanzitutto Manzoni era un nobile della classe dei moderati, perciò non era un rivoluzionario, inoltre il suo romanzo è intriso di spirito religioso e di cattolicesimo liberale. Dato che nel periodo dell’800 in Italia la classe della Democrazia Cristiana era in forte ascesa, si decise da quel momento in poi, di far studiare l’opera di Manzoni nelle scuole, per insegnare anche che bisogna accettare la Divina Provvidenza voluta da Dio. Tutt’ora il romanzo del poeta viene insegnato nelle scuole moderne. Infatti quello di Alessandro era un romanzo che rispondeva perfettamente alla classe politica allora presente in Italia. Anche il linguaggio adoperato all’interno dell’opera è molto importante; Manzoni infatti decise di adoperare come lingua il volgare fiorentino di Dante, poiché il poeta era alla continua ricerca di una lingua da utilizzare a livello nazionale, che fosse comprensibile per tutti e che tutti potessero parlare. Egli scrisse anche un saggio “Della lingua italiana” in cui pose la questione di quale lingua adoperare per poter scrivere. 
 

CRITICA AI PERSONAGGI DEI PROMESSI SPOSI

Manzoni era una realista e voleva che la sua opera arrivasse sia ai più dotti sia allo stesso popolo di cui prendeva le difese nel romanzo. Come già detto in precedenza, l’opera del poeta a livello mondiale o europeo non riscosse molto successo, come per esempio l’ha riscossa l’opera di Italo Svevo: “La coscienza di Zeno”. Ovviamente non tutti gli intellettuali accolgono o condividono il romanzo. La corrente della “Scapigliatura”, (corrente successiva al Romanticismo) un esempio fra tanti, non diede una valutazione positiva dell’opera. Questa era una corrente letteraria innovativa dell’800 inoltrato, i cui rappresentati più importanti furono: Arrigo Boito, Pietro Dossi, Iginio Ugo Tarchetti. Per questa corrente quello di Manzoni era un romanzo legato alla tradizione e non capace di sperimentare nuove forme. Lo stesso fu per Giosuè Carducci, il quale non diede un giudizio positivo a quest’opera. Egli aveva un orientamento classicista, tant’è che  viene ancora oggi considerato come l’ultimo vate e l’ultimo classicista dell’Italia Umbertina, e anche l’ultimo ad aver recuperato il classicismo ed averlo adattato alla modernità. Secondo Carducci l’opera era un romanzo “polifonico” pieno zeppo di stili diversi fra loro. È presente un’alternanza di registri, cosa che al classicista non piaceva proprio; non gli piaceva questa Varietas linguistica.