Dante Alighieri - "De Monarchia"

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Analisi de "De Monarchia" (4 pagine formato )

L’opera consiste in un trattato politico a cui si attribuisce una datazione incerta.
Alcuni credono sia stato scritto contemporaneamente al Convivio e altri pensano sia stato scritto più tardi, addirittura dopo la discesa di Enrico VII in Italia.

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Il Demonarchia è l’unico trattato completo attribuito all’autore, cioè l’unico che riesce a terminare ed è di tipo ARGOMENTATIVO su temi POLITICI. I temi politici affrontati sono di ordine generale e l’opera viene scritta in latino poiché destinata ad uomini colti come il “De Vulgari Eloquetia”.
Viene suddivisa in tre libri:

TRATTAZIONE SINTETICA DELLA DIVINA COMMEDIA (Clicca qui >>)


1. LIBRO: L’autore affronta il PROMBLEMA della NECESSITÀ di una MONARCHIA UNIVERSALE affinchè si possa mantenere l’ordine sulla Terra e soprattutto per l’attuazione della giustizia. Quest’ultima comporta uniformità di leggi a cui devono essere soggetti tutti i popoli e ci dev’essere una figura unica di MONARCA, cioè di un unico imperatore.  Tutto ciò servirà all’eliminazione di tutti i PARTICOLARISMI POLITICI e tutti i TENTATIVI DI RIBELLIONE da parte dei popoli. I particolarismi politici, cioè il gran numero di sovrani, comportano all’assenza di stabilità e di ordine, poiché  tendono spessissimo ad aumentare il proprio potere a discapito di altri con la conseguente nascita di GUERRE. Quindi per stabilire l’ORDINE e la PACE, la Terra ha bisogno di una MONARCHIA UNIVERSALE.

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2. LIBRO: Dante cerca di dimostra la LEGGITTIMITÀ del potere universale, incarnato dall’IMPERO ROMANO. Afferma quindi, con grande certezza, che il potere universale è stato affidato da Dio all’Impero Romano. L’Impero Romano è divenuto così vasto, importante ed egemone grazie al DISEGNO PROVVIDENZIALE, cioè alla VOLONTÀ di Dio. Tutto lo dimostra rifacendosi al mito di Enea, che dopo la distruzione di Troia, andò in Italia per la formazione della città di Albalonga,  che sarebbe divenuta l’inizio della futura gloria di Roma.