Tragedia di Alfieri

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La poetica tragica, le ragioni della scelta tragica, la struttura della tragedia di Alfieri e il Titanismo (2 pagine formato doc)

TRAGEDIA DI ALFIERI

La poetica tragica.

Alfieri fu il più importante tragediografo. Le sue tragedie più importanti furono 20, le quali possono essere raggruppate in base al loro soggetto:
1)    argomento mitologico greco (Antigone, Agamennone, Oreste, Mirra)
2)    argomento storico antico, in particolare la storia romana (Antonio e Cleopatra, Bruto I, Bruto II)
3)    Argomento storico medievale e storia moderna (La congiura dei pazzi, Rosmunda, Maria Stuarda)
4)    Personaggio biblico, come argomento storie tratte dalla Bibbia, solamente un’opera: il Saul.

SAUL ALFIERI

Alfieri sosteneva che il contenuto di un’opera teatrale deve essere illustre, alto.
I protagonisti delle tragedie alfieriane sono sempre personaggi di eccezione, re, tiranni, uomini politici.

Importante è osservare che il loro dramma non è psicologico, ma è un dramma storico, civile.
Le tragedie dell’Alfieri esplicitano le sue idee politiche ed anche il principio secondo il quale la poesia è uno strumento per esortare la libertà, è questo l’istinto che spinge l’eroe, l’individuo d’eccezione, a vivere un conflitto con il potere ed in questo conflitto l’eroe va spesso incontro alla morte. Gli eroi delle tragedie alfieriane sono uomini schiacciati da eventi fatali, in lotta per affermare la propria dignità, in cerca delle libertà delle proprie passioni. In questo il suicidio diventa spesso l’unica via d’uscita ed il più alto ideale tragico.

Vittorio Alfieri: riassunto

L'EVOLUZIONE DEL SISTEMA TRAGICO, ALFIERI

LE RAGIONI DELLA SCELTA TRAGICA - Nell’assiduo, rigoroso impegno della scrittura tragica, Alfieri individua lo scopo che può dare un senso alla sua vita, incessantemente protesa verso qualcosa di ignoto e per questo dominata da un senso di vuoto, di noia, di scontentezza.
Tradizionalmente, la tragedia rappresentava figure umane eroiche ed eccezionali, appariva il genere poetico più adatto ad esprimere il titanismo alfieriano, la tensione verso una grandezza senza limiti. Nel costruire i suoi eroi, figure monumentali, dall’eccezionale statura, il poeta dava sfogo alle sue aspirazioni, proiettava se medesimo.
Secondo un’opinione diffusa nel mondo letterario del tempo, la tragedia non aveva ancora trovato nella cultura italiana una realizzazione soddisfacente: si riteneva che mancasse all’Italia un grande poeta tragiuco, degno degli antichi e all’altezza della tragedia classica francese, che nel secolo precedente aveva dato i capolavori di Corneille e Racine. La tragedia era anche considerata il genere più sublime e più difficile: Alfieri in quel campo così arduo e ancora tutto aperto scorgeva l’occasione adatta per l’affermazione di sé, per esprimere la sua originalità e grandezza e per soddisfare il proprio ardente bisogno di gloria.

STRUTTURA TRAGEDIA ALFIERIANA

LA STRUTTURA DELLA TRAGEDIA ALFIERIANA - Alfieri si colloca in posizione polemica nei confronti della grande tragedia classica francese. Ai tragici francesi lo scrittore rimprovera il rallentamento dell’azione che comportava uno scarso interesse, l’andamento monotono e cantilenante dei versi a rima baciata.
Secondo Alfieri, alla base dell’ispirazione poetica vi deve essere uno slancio passionale, un contenuto sentimentalmente e ardentemente vissuto. Per questo il congegno drammatico deve bandire ogni elemento superfluo, deve cioè evitare i personaggi secondari, non indispensabili all’economia dell’azione, e concentrarsi solo su un numero limitatissimo di personaggi principali, quelli tra cui si crea veramente il conflitto tragico.
Lo stile deve essere rapido, conciso, essenziale, capace quindi di esprimere tutto il calore passionale del nucleo drammatico. Le battute sono in prevalenza brevi, abbondano le parole monosillabiche: vi è la ricerca di estrema concisione.