Dialogo di Torquato Tasso e del suo genio familiare: analisi e riassunto

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Analisi e riassunto dell'operetta morale di Giacomo Leopardi: Dialogo di Torquato Tasso e del suo genio familiare (5 pagine formato doc)

DIALOGO DI TORQUATO TASSO E DEL SUO GENIO FAMILIARE: ANALISI

Giacomo Leopardi.

Dialogo di Torquato Tasso e del suo genio familiare. Le Operette morali: «Libro dei sogni poetici, d’invenzione e di capricci malinconici» le aveva definite scherzosamente il Leopardi, consegnando invece a queste pagine la dialettica drammatica del suo pensiero e della sua stessa vita.
Opera filosofica, libro di poetica, autentica passione laica, le Operette morali rappresentano – scrive Paolo Ruffilli – il testo limite della nostra letteratura non soltanto ottocentesca: luogo di coincidenza di poesia e di prosa, di ragionamento e di fantasia, di invenzione e di analisi del reale.

Le Operette morali sono uno dei capolavori di Giacomo Leopardi, al quale il poeta recanatese iniziò a pensare fin dal deludente, per quanto dapprima sospirato, viaggio a Roma; tornato a Recanati, infatti andò con la memoria alle illusioni ed alle speranze nutrite durante la giovinezza e fu tentato di dare loro una diversa soluzione. Nel 1824 compose la prosa La storia del genere umano, che è - di fatto - l'introduzione alle Operette morali.
Le Operette morali furono pubblicate in parte nel 1827 (anno della prima edizione dei manzoniani Promessi Sposi) e completate nel 1834. Si tratta di ventiquattro scritti, di cui quindici in forma di dialogo. Le Operette seguono l'evoluzione filosofica del secondo e terzo periodo del pessimismo leopardiano.
Lo spunto è dato da testi antichi e moderni, i personaggi derivano dall'arte, dalla mitologia e dalla storia. I temi sono la morte come assenza del dolore, i confini tra vita e morte, l'infelicità, il pessimismo, la malvagità della natura, le illusioni che si infrangono contro il vero, la condanna all'infelicità del genere umano, il rapporto fra sogno e vero, il piacere come cessazione del dolore, l'origine della noia e i possibili rimedi, la caducità dell'esistenza la sopportazione del proprio destino, ipotesi di suicidio (Dialogo di Plotino e di Porfirio).

Le Operette morali di Leopardi: spiegazione e analisi

DIALOGO DI TORQUATO TASSO E DEL SUO GENIO FAMILIARE: ANALISI DEL TESTO

INTRODUZIONE ALLA LETTURA DELL’OPERA: Composto dall’1 al 10 giugno 1824, il Diaologo di Torquato Tasso e del suo genio familiare, (il Leopardi stesso sottolineò la natura di soliloquio di questo colloquio), affronta tre argomenti: la consistenza del vero, la natura del piacere e la noia. La tesi è che il sogno è più bello della realtà e che il piacere si risolve nel desiderio, cioè nella finzione del vero (sogni e ricordi), e che la noia è il più tremendo dei mali e occupa gran parte della vita degli uomini. A proposito della noia, il Leopardi ha presente le varie e approfondite discussioni dei filosofi sensisti. Circa il ritratto del Tasso, che l’autore sente vicinissimo alla propria sensibilità (cfr. la lettera al fratello – Roma 20 febbraio 1823), Leopardi ha presente alcune indicazioni di Giambattista Manso (nella Vita del Tasso) sui colloqui con uno spirito benefico che il poeta campano credeva lo visitasse e un dialogo dello stesso Tasso, Il Messaggero, con il suo alter ego.
Generalmente Il diaologo di Torquato Tasso e del suo genio familiare è considerato uno dei più poetici della raccolta, definito dal Russo “un idoleggiamento quasi delirante, nella sua essenza metafisica e platonica. Vi è la fede nell’uomo antico, che ciascuno porta con sé, e nella rinascita delle illusioni, le quali rigerminano fatalmente nei confronti della solitudine”. Attraverso la rievocazione della infelice vicenda del Tasso, si è visto per altro delinearsi, in questa operetta, quella morale eroica che, nell’opinione del Binni, divenne, dal ’30 in poi, la parte più poetica del Leopardi non “idillico”.

IL DIALOGO DI TORQUATO TASSO E DEL SUO GENIO FAMILIARE: RIASSUNTO

RIASSUNTO DELL’OPERA: Torquato Tasso nella solitudine della sua prigionia inizia un dialogo con il suo Genio, che tenta di fargli compagnia. Tasso comincia col ricordare con malinconia Leonora   la donna amata, pensiero che alleggerisce i suoi problemi. Il continuo pensare alla donna innalza la sua immagine al pari di una dea, quando nella realtà non è così. Tasso e il suo Genio proseguono a parlare della differenza che intercorre tra sogno e verità, sostenendo che il primo è migliore perché dà la possibilità di continuare quei pochi piaceri veramente vissuti e li migliora fino a farli diventare più piacevoli della realtà. Infatti solo il sogno permette di raggiungere quella felicità che non è possibile ritrovare nella realtà.