La follia in letteratura

Appunto inviato da barbagallograce
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La follia nelle novelle di Pirandello: Enrico IV; Uno,nessuno e centomila; Il treno ha fischiato (3 pagine formato doc)

PIRANDELLO
Nel XX secolo, la follia iniziò ad essere considerata una visione nuova della vita, un rifugio che l’uomo si crea per sfuggire alla sofferenza della sua esistenza.


L’esempio più noto è senza dubbio l’Enrico IV di Pirandello, che, come altri personaggi pirandelliani, sceglie la pazzia per non contaminarsi con la vita impura e piena di sofferenze.
 Questo tipo di follia è legato alla volontà dell’uomo di sfuggire alla vita.
Nelle opere di Pirandello il ruolo preminente è occupato dalla follia. La riflessione di questo tema è, in  parte, influenzata dall’esperienza biografica dell’autore: infatti, a partire dal 1903, la moglie Antonietta ebbe i primi sintomi di    squilibrio che la portarono all’internamento in una casa di cura, nel  1919. La follia è per Pirandello uno strumento di contestazione delle forme fasulle della vita sociale, l’arma che fa esplodere convenzioni e rituali, rendendole assurdi.


-Il treno ha fischiato (1914): narra la storia di Belluca, un impiegato modello, sempre puntuale a lavoro e ligio nel suo compito.


Improvvisamente la vita di questo impiegato modello cambia: il motivo era il fischio di un treno che partiva. Quel fischio gli ricordava i viaggi che da giovane aveva fatto nelle città più belle d'Italia; ma il fischio del treno rappresentava anche un altro significato, la voglia di evadere dalla solita routine.