L'italiano nel Settecento

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La formazione dell'italiano nel corso del Settecento: la riflessione linguistica e il confronto con il francese, "Il Caffè" dei fratelli Verri, la lingua dei giornali e i primi quotidiani (7 pagine formato pdf)

La presenza del francese in Italia è sempre più massiccia a causa della debolezza dell'italiano, sezionato in molteplici registri e usi regionali e si catalizza in alcuni centri:


 Piemonte: terra di frontiera da sempre esposta al bilinguismo;
 Venezia: centro di traduzione di libri francesi;
 Bologna: teatro comico e tragico francese;
 Roma: centro artistico internazionale, i francesismi arrivano prima che in altre città;
 Milano: centro propulsore dell'illuminismo in cui il francese diventa la normale lingua di comunicazione;
 Parma: corte francese.
 Toscana: intrattiene da sempre rapporti diplomatici, culturali e commerciali con la Francia.
Il francese non influenza solo la lingua, ma i settori della vita e del costume quotidiani.
Il mezzo di diffusione furono i viaggiatori, di cui il francese è lingua "itineraria".


Giusto Fontanini, letterato di tendenze classiciste e conservatrici, imputa alla moda di leggere libri francese la corruzione della lingua, individuando il lessico e la sintassi come gli ambiti in cui si esplica l'influenza del francese e i "discorsi" e le "lettere" come gli ambiti più ricettivi. Gerolamo Gigli, toscano, prende atto del fenomeno e propone l'inserimento dei francesismi "necessari" nella lingua, cioè quei tecnicismi indispensabili alla denominazione di precise realtà veicolate dal francese. Il Bergantini, con spirito cosmopolita, propone di rimediare alle mancanze lessicali accogliendo i forestierismi nei settori in cui erano già ben inseriti (moda, cucina, danza). Egli rende nota la sua posizione grazie al "Dizionario universale italiano".