Magnificat di Pupi Avati

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Recensione del film "Magnificat" regia di Pupi Avati. La società rappresentata da Avati è dominata da un contraddittorio intreccio di religiosità e superstizione. (1 pagine formato doc)

Recensione del film: “Magnificat” di Pupi Avati Recensione del film: “Magnificat” di Pupi Avati La scena si svolge in un luogo dell'Italia dell'altomedioevo durante la settimana santa.
Il boia Folco sta cercando un aiutante e sceglie Baino, ragazzo giovane e inesperto che inizia l'apprendistato assistendo a due terribili esecuzioni.In quello stesso tempo Margherita, una ragazzina di ceto medio-alto, viene mandata in convento dal padre dove prenderà i voti rinunciando così alla vita pubblica. Mentre ciò accade il signore di Malfole, feudatario del posto ormai in fin di vita, dispone tutti preparativi per il rituale che accoglierà la sua morte. Roza, concubina imperiale, passa gli ultimi giorni della sua gravidanza pregando che possa dare un erede al re e compiendo rituali di buon auspicio.
Due innamorati fanno le loro promesse di matrimonio secondo il rito e divengono, con il consenso del feudatario, novelli sposi. Diverse storie di personaggi esemplari che s'intrecciano tra loro. Il regista Avati, non voleva sottolineare ogni personaggio in quanto singolo ed individuale, ma dare allo spettatore un'idea generale della quotidianità dei cittadini medievali. Nel montaggio, infatti, non vi sono quasi mai primi piani, ma spesso mezze figure.Tema ricorrente è quello del soprannaturale, della continua ricerca di segni e di un contatto con il divino che emerge per tutto quanto il film. Ogni avvenimento (la morte, un'esecuzione o, l'amore fisico) è pubblico e possiede un rituale preciso e propiziatorio. La società rappresentata da Avati è dominata da un contraddittorio intreccio di religiosità e superstizione, di misticismo e violenza, rassegnata al dolore e all'ingiustizia e che convive in maniera quasi disinvolta con la presenza costante della morte (rimossa invece da noi contemporanei.) Una società che appare tanto lontana e diversa dalla nostra, un periodo scuro raccontato senza mezzi termini contrapponendo la fragilità umana ad una società crudele e ingiusta, Avati insomma ha voluto raccontare questo e probabilmente aprire gli occhi a noi contemporanei riguardo ad un periodo storico forse a volte trascurato o raccontato a grandi linee. Sebbene l'impatto sia stato forte il risultato è stato ammirevole.