La morte di Adelchi

Appunto inviato da lily91potter
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Analisi e commento del celebre passo tratto dalla tragedia scritta da Alessandro Manzoni nel 1822 (2 pagine formato doc)

Ci troviamo alla fine dell'Atto V; dopo che Pavia si è arresa consegnando a tradimento Desiderio ai Franchi, anche Verone, dove è rinchiuso Adelchi, decide di aprire le porte al nemico: circondato dal tradimento, Adelchi prova disdegno per tutto questo gretto egoismo ed è indeciso tra affrontare i nemici per cercare deliberatamente la morte e riparare a Bisanzio per organizzare una controffensiva.
Richiamando alla mente l'idea del padre prigioniero, opta per la seconda opzione. Durante la sortita però viene ferito mortalmente e, portato nella tenda di Carlo, si scioglie nell'estremo dialogo con il padre.

Questa è la più evidente deformazione storica operata da Manzoni nell'Adelchi, proprio perché Adelchi riuscì ad arrivare a Bisanzio e morì solo qualche tempo dopo.
Tuttavia la scelta di far morire in queste circostanze permette a Manzoni di sottolineare ulteriormente sia la figura tragica di Adelchi stesso, sia la drammaticità della visione manzoniana della storia e della vita, di cui il principe longobardo si fa portavoce.

Adelchi, morendo, guarda ciò che gli sta attorno con gli occhi della morte.
Ma è una morte, la sua, che non solo non gli pesa, ma che gli appare addirittura come una grazia (la provvida sventura di Ermengarda). Adelchi è sempre stato presentato come un "eroe in tono minore", non perché costituisca un personaggio negativo, ma proprio perché aleggia in lui la coscienza che nella storia non c'è luogo per un'opera innocente o gentile: non c'è che da fare torto o patirlo.

E' la maledizione della storia: il male non sta, secondo Manzoni, nell'operare male, ma proprio nell'operare. Non è possibile per l'uomo fare del bene, perché anche cercando di eliminare ogni componente negativa, il male è comunque connaturato all'azione umana. Non si può agire senza essere carnefici. Meglio allora essere vittime della storia, essere oppressi, perché gli oppressi potranno godere della grazia divina.