Oriana Fallaci

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Cenni biografici (6 pagine formato doc)

Oriana Fallaci
Una vita ed una carriera straordinarie
Oriana Fallaci nasce il 26 giugno 1929, in piena era fascista, a Firenze. 
«Sono nata a Firenze il 29/6/1929 da genitori fiorentini: Tosca ed Edoardo Fallaci.
Da parte di mia madre, tuttavia, esiste un “filone” spagnolo: la sua bisnonna era di Barcellona. Da parte di mio padre, un “filone” romagnolo: sua madre era di Cesena. Connubio pessimo, com’è ovvio, nei risultati temperamentali. Mi ritengo comunque una fiorentina pura. Fiorentino parlo, fiorentino penso, fiorentino sento.
Fiorentina è la mia cultura e la mia educazione. All’estero, quando mi chiedono a quale Paese appartengo, rispondo: Firenze. Non: Italia. 


Perché non è la stessa cosa», così lei stessa racconta le sue origini. Infatti lei ama molto Firenze, la città dove vive l’infanzia e la prima adolescenza, la sua città insomma. Oriana, nasce in una famiglia liberale ed impegnata politicamente, quindi sin da bambina respira il bisogno di chiarezza e il desiderio di libertà però la sua famiglia non è particolarmente ricca («i miei genitori erano abbastanza poveri. Mio padre possedeva una piccola “bottega artigiana” fiorentina, con tre o quattro operai che gli costavano tutto il guadagno»), e lei, prima di quattro figlie, si assume fin da bambina maggiori responsabilità. 


I suoi genitori hanno un ruolo fondamentale nella sua formazione: il padre è un fervente antifascista, perseguitato politico, sorvegliato dal regime, e nel 1944 viene arrestato e torturato a causa di un deposito di armi ricevute dagli americani; la madre è una donna forte e coraggiosa, sostenitrice delle idee del marito con il quale condivide anche la passione della lettura. Infatti i pochi risparmi della famiglia vengono investiti nell’acquisto di libri, ed è forse la loro presenza in casa a spingere Oriana, fin dalla più tenera età, sulla via della scrittura («quando avevo cinque-sei anni non concepivo nemmeno un mestiere che non fosse il mestiere di scrittore. Il giornalismo all’inizio per me fu un compromesso, un mezzo per arrivare alla letteratura»).