Canto 33 Purgatorio: parafrasi

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Ottima parafrasi del Canto 33 del Purgatorio di Dante Alighieri (3 pagine formato doc)

CANTO 33 PURGATORIO: PARAFRASI

Parafrasi del Canto 33 Purgatorio di Dante.

(vv. 10-fine)
Ed ecco si udiva piangere e cantare
“Labia mea” in modo
tale che gioia e dolore venivano partoriti (suscitati).
“O dolce padre (Virgilio), che cos’è ciò che io odo?”
cominciai io; ed egli: “Sono ombre che vanno
forse sciogliendo il nodo della loro colpa”. (stanno pagando la pena dovuta)
Così come fanno i pellegrini pensierosi,
quando durante il cammino raggiungendo gente sconosciuta,
si volgono verso questa gente e non si fermano,
così dietro di noi, mossasi più velocemente,
venendo e superandoci ci guardava
una folla di anime silenziosa e devota.
Ciascuna anima era negli occhi scura e incavata,
pallida nella faccia, e tanto priva (di carne)
che la pelle prendeva forma dalle ossa.
Non credo che Erisitone fosse così dimagrito xla fame
fino all’ultimo strato di pelle a causa del digiuno
quando +ne ebbe paura (di morire).
Io dicevo fra me stesso: “Ecco
gli ebrei che persero la città di Gerusalemme,
quando Maria divorò suo figlio!”
Sembravano le occhiaie anelli senza gemme;
chi legge nel viso degli uomini la parola ‘omo’
avrebbe ben qui riconosciuto la lettera M.

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Chi crederebbe che il solo odore di un frutto
potesse ridurre così,facendo nascere il desiderio,
e quello dell’acqua, non sapendo come?
Già io mi stavo chiedendo che cosa li rende così affamati,
xla causa ancora non chiara
della loro magrezza e della loro triste pelle disquamata,
ed ecco dal fondo buio delle occhiaie incavate
volse gli occhi verso me un ombra e mi guardò fisso;
poi mi gridò forte: “Quale grazie è per me questa?”
Non l’avrei mai riconosciuto dall’aspetto;
ma nella sua voce mi fu evidente
ciò che l’aspetto in sé mi aveva nascosto.


Questa scintilla riaccese tutta
la mia conoscenza di fronte al viso cambiato,
e riconobbi la faccia di Forese.

Purgatorio, Canto 1: parafrasi

PURGATORIO CANTO 33: PARAFRASI

“Deh, non badare alla pelle secca
che mi scolora la pelle,
né alla mia mancanza di carne;
ma dimmi la verità su te, dimmi chi sono
quelle due anime che ti guidano;
e non astenerti al rispondere!”
“Il tuo viso, che piansi quando moristi,
mi causa un dolore non meno intenso”
risposi io “di quello che provai allora.
Perciò dimmi, in nome di Dio, che cosa vi consuma;
non invitarmi a rispondere mentre mi stupisco,
xkè con difficoltà può rispondere chi è pieno di desiderio di saxe altra cosa.”
E lui a me: “Dalla volontà divina
scende un potere sull’acqua e sugli alberi
ke abbiamo lasciato dietro di noi, xcui io dimagrisco.
Tutta questa folla di anime che canta e piange,
x aver assecondato la gola oltre misura
attraverso la fame e la sete qui riconquista la santità.
Suscita il desiderio di bere e mangiare
l’odore ke viene dai frutti e dall’acqua
che si distende sulle foglie.