Satire di Ariosto: analisi Satira 3

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Analisi dettagliata dei vv. 1-72 della Satira III di Ludovico Ariosto, L'intellettuale cortigiano rivendita la sua autonomia (1 pagine formato doc)

SATIRE DI ARIOSTO: ANALISI SATIRA 3

Analisi “L’intellettuale cortigiano rivendita la sua autonomia"[SATIRE, III, vv.

1-72] (ARIOSTO).
1) La precaria situazione economica di Ludovico Ariosto, derivante anche dal fatto che i beni della famiglia non erano sufficienti per sostentare dieci figli, tra fratelli e sorelle, determina la scelta di mettersi al servizio dei signori. In questa satira, nello specifico, si parla del suo rapporto con il duca d’Este e si nota come quest’ultimo venga preferito dal poeta che vede in alternativa chiedere l’elemosina all’“umil volgo”.
2) La massima esprime, con la similitudine di una sella (o “basto”) che può essere sopportata o dar dolore, la diversa reazione che possono avere persone diverse rispetto a situazioni simili.
Nello specifico, il poeta si riferisce al fatto di stare a servizio di un signore che nel suo caso è il duca d’Este.

Ludovico Ariosto: riassunto

SATIRA 3 ARIOSTO ANALISI DEL TESTO

3) Tra le molteplici ragioni che fanno gradire la sistemazione presso il duca d’Este quella che Ariosto ritiene più importante è il fatto che raramente debba allontanarsi dalla “sua” Ferrara, suo “nido natio”.
4) - Apostrofe: “Annibale”, vv. 1.
    - Obiezione di un interlocutore fittizio:  “Dimmi […] peggio”, vv. 10-11.
    - Interrogativa retorica (precisa la risposta implicita).

Ludovico Ariosto: vita e pensiero

ARIOSTO SATIRA 3

7) In questo testo Ariosto si descrive come una persona acuta, semplice, che ama vivere serenamente lontano da viaggi e dagli sfarzi eccessivi della corte. Infatti, preferirebbe mangiare una rapa cotta da lui stesso rispetto a un cinghiale o altri animali prelibati in casa altrui (vv. 43-47). Il suo letto per lui è come se fosse di seta o di oro (vv. 47-48). Preferisce viaggiare con la mente, studiando tranquillamente la geografia sulle mappe, piuttosto che affrontare i pericoli e i disagi di un lungo viaggio, senza allontanarsi inoltre da Ferrara (vv. 56-69). Gli basta, infatti, aver visto buona parte dell’Italia e pone l’accento sulla realizzazione personale che può raggiungere privatamente, rifuggendo i fasti delle corti e il servilismo estremo degli intellettuali nei confronti dei signori.