La sera del dì di festa: analisi e commento

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Breve analisi metrica, strutturale, formale e sintattica e commento dettagliato della poesia La sera del dì di festa di Giacomo Leopardi (1 pagine formato doc)

LA SERA DEL DI DI FESTA: ANALISI E COMMENTO

La sera del dì di festa di Giacomo Leopardi.

È un idilio composto a Recanati nel 1820. La poesia si apre con la descrizione di un tranquillo paesaggio notturno di stampo classico che ricorda quelle dei poeti greci come Omero e latini come Virgilio. Viene espressa l'antitesi fra la pace del mondo notturno e il tormento del poeta.
Leopardi si rivolge alla donna amata con un'apostrofe “O donna mia”. Ella però rimane indifferente alle sue sofferenze. Lei è stata piaciuta, il poeta no. Viene individuata la causa del male che affligge il poeta ovvero la natura che lo ha creato per soffrire. Viene sviluppato il tema della delusione e della sofferenza d'amore che si collega all'intrinseca infelicità imposta dalla natura alla sua esistenza. Il canto dell'artigiano costituisce uno stimolo sensoriale che induce il poeta a riflettere sulla caducità delle cose umane e sul tema del tempo. C'è una componente di sollievo e consolazione. Segue la pessimistica riflessione che il nostro mondo è dominato dal caso.

La sera del dì di festa: di cosa parla

LA SERA DEL DI DI FESTA: ANALISI METRICA

Il componimento si conclude con una tragica considerazione sul potere distruttivo del tempo, che nel suo passare inesorabile conduce all'oblio le grandi imprese dell'uomo come è accaduto per i romani. Ciò che rimane è solo la pace ed il silenzio. Il canto dell'artigiano svelava già allora al poeta bambino l'insoddisfazione del piacere del giorno festivo che ancora stringe il suo cuore. Domina la poetica del vago e le parole peregrine suscitano l'immaginazione.