Sergio Corazzini: vita e poesie

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Vita e poesie di Sergio Corazzini, poeta appartenente al crepuscolarismo romano del primo decennio del Novecento (2 pagine formato doc)

SERGIO CORAZZINI: VITA E POESIE

Sergio Corazzini, poeta appartenente al crepuscolarismo romano.

Vita. Nacque a Roma nel 1866, dove morì di tubercolosi a soli 20 anni nel 1907. Visse un’adolescenza difficile a causa della malattia e dell’improvviso dissesto economico della famiglia. All’inizio scrisse poesie in romanesco, successivamente iniziò a scriverle in lingua italiana. Era amico di Palazzeschi e di Moretti. La sua raccolta di poesia più importante fu “Piccolo libro inutile” a cui appartiene “Desolazione del povero poeta sentimentale”; è considerato il manifesto della poesia Crepuscolare.
Corazzini prende le distanze da quella che era l’immagine più diffusa di poeta: “il poeta – vate” di Carducci e d’Annunzio.  Dichiara “Io non sono un poeta” ma un “piccolo fanciullo che piange”.  Esprime una nuova concezione della poesia, la poesia in lui diventa riflessione sul dolore dell’esistenza, il modo per esprime un ripiegamento interiore; è incapacità di vivere.

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SERGIO CORAZZINI: DESOLAZIONE DEL POVERO POETA SENTIMENTALE

Desolazione del povero poeta sentimentale da “Piccolo libro inutile”. In questa poesia, egli instaura un dialogo con un lettore immaginario, dichiara di non essere un poeta ed esprime il desiderio di morire perché prova un senso di fragilità e di angoscia di fronte ai simboli di una religione che non rappresenta né un conforto né un rifugio. L’anima del poeta è invasa da stanchezza e malinconia ed egli non è capace di reagire. E’ rassegnato “come uno specchio”, passivo e triste. Le lacrime esprimono la sua sofferenza ma anche quella di tutti gli uomini. Queste lacrime sembrano sgranate come nella recitazione di un rosario e nella preghiera il poeta si mette in comunicazione con il silenzio, nel silenzio il poeta può guardare dentro di se, scendere nel profondo della propria anima. Tutta la produzione di Corazzini si collega al tema della morte, alla consapevolezza della caducità di tutte le cose, che appaiono effimere, condannate a seccare come foglie appassite. Anche qui abbiamo un linguaggio prosastico, colloquiale e primo di termini ricercati con delle espressioni chiave “piccolo fanciullo che piange” e “oggi penso a morire”.