La stampa fascista e il giornale 'Non Mollare!'

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La stampa durante il fascismo: il giornale antifascista "Non mollare", la censura fascista e la libertà di stampa (2 pagine formato doc)

LA STAMPA FASCISTA E IL GIORNALE "NON MOLLARE!"

La stampa durante il fascismo: il quotidiano “Non Mollare!”.
La libertà di stampa, dopo l’avvento del fascismo, subisce con le “leggi fascistissime” radicali cambiamenti. Il 31 dicembre 1925, venne stabilito che il ruolo di dirigere, scrivere e stampare un giornale sarebbe dovuto appartenere a un responsabile riconosciuto dal prefetto, ovvero riconosciuto dal governo.
Gli altri responsabili sarebbero stati considerati illegali. Inoltre venne stabilito che l’intera stampa italiana dovesse essere controllata e, nel caso in cui fosse andata contro il regime o l’avesse criticato, censurata. Durante il periodo fascista, in Italia, chi compiva il reato di stampa clandestina, frequentava appunto luoghi in clandestinità, come le masserie abbandonate ad esempio. Grazie all’esilio, la stampa clandestina italiana si rapporterà con quella estera, in particolare in Francia, uno dei principali centri.
 

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L'IMPORTANZA DELLA STAMPA NEL FASCISMO

Inoltre le camice nere intimidivano i tipografi, che a loro volta, perciò erano costretti ad accusare i giornalisti clandestini e antifascisti, definiti da Mussolini “pericolosi reazionari”. A partire dal gennaio del 1925 a Firenze, veniva stampato clandestinamente il primo quotidiano antifascista in Italia: “Non Mollare!”. Il quotidiano fu fondato da un gruppo di intellettuali, quali Gaetano Salvemini, Nello Traquandi, Tommaso Ramorino, Luigi Emery, i fratelli Carlo e Nello Rosselli e Ernesto Rossi; quest’ultimo, ancora giovane, collaborò con Mussolini nel “Popolo d’Italia”, in seguito conobbe Salvemini e collaborarono così alla direzione di “Non Mollare!”.
 

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NON MOLLARE GIORNALE ANTIFASCISTA

Il titolo del quotidiano fu ispirato proprio da un suo racconto. L’intento di “Non Mollare!” non era solo quello di informare, ma anche quello di andare controcorrente, contro il Fascismo e le sue regole che limitavano il diritto civile della libertà di pensiero; inoltre la sua fondazione è dovuta anche all’ indignazione scaturita dall’assassinio di Giacomo Matteotti. Il quotidiano veniva stampato grazie al contributo economico e volontario dei lettori.
Nell’aprile del 1925, con un’ispezione dei fascisti presso uno studio di tre avvocati fiorentini, vennero trovati alcuni pacchetti contenenti il quotidiano antifascista e, di conseguenza, il gruppo venne arrestato, processato e poi esiliato; in particolare, Gaetano Salvemini, tra i maggiori fondatori, fu arrestato l'8 giugno 1925, processato con Ernesto Rossi e, dopo un’amnistia, si rifugiò in Francia: egli aveva alle spalle una carriera politica legata già all’antifascismo dall’avvento del fascismo, inoltre non accettava il comunismo, il clericalismo e la monarchia italiana; nel 1925 firmò il “Manifesto degli intellettuali antifascisti” di Benedetto Croce, insieme ad alcuni intellettuali come Giovanni Amendola, Luigi Einaudi e Piero Calamandrei.
Nel periodo successivo alla fine del fascismo, fu ripresa la stampa del quotidiano, non più clandestinamente, bensì come rivista nell’organo del Partito d’Azione fiorentino, la quale stampa durò fino al 1961.
 

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