Verlaine, Rimbaud, Mallarmè: i poeti maledetti

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Caratteristiche dei poeti maledetti: Verlaine, Rimbaud e Mallarmè (5 pagine formato doc)

VERLAINE RIMBAUD MALLARME

Paul Verlaine.
Verlaine è considerato il capogruppo dei simbolisti italiani: nel 1884 egli riunì in un unico testo “Poetes Maudits”, ovvero “Poeti Maledetti”,  sia le sue poesie che quelle di altri simbolisti. E’ proprio Verlaine che, infatti, coniò il termine “poeta maledetto”, riferendosi alla figura di poeta tipica di questi anni.

Verlaine si poneva due obiettivi dal punto di vista letterario:
1.    La nuova poesia doveva rappresentare una ribellione all’eloquenza e alle regole classiche accademiche: il suo motto era “strangola l’eloquenza”;
2.    Grande attenzione ai valori musicali e fonosimbolici della parola: la parola, al di là del suo tipico significato, spesso anche attraverso il suo phonos è in grado di evocare qualcosa: “musica e sempre musica ancora”;
Secondo Verlaine il compito del poeta non era più quello del poeta vate, che trasmettesse valori sociali e morali, magari patriottici, né quello di essere oratore, di mettere in moto una serie di regole retoriche, ma era quello di suggerire, alludere, attraverso la poesia, accostandosi alle cose, alla realtà, con le sue capacità irrazionali, in modo tale da cogliere la realtà stessa in una dimensione più profonda, al di là di ciò che la scienza positiva possa mostrare.
Anche in Verlaine la vita e la poesia sono drammatiche, contraddistinte da contraddizioni: da una parte troviamo l’aspirazione alla saggezza, ma dall’altra anche una tendenza ad una vita scriteriata; da una parte consapevolezza del reale, dall’altra una dimensione di malinconia.
 

Paul Verlaine: biografia e opere

RIMBAUD MALLARME E VERLAINE

Arte poetica. Il poeta, con questa composizione, si propone di distinguere la poesia dalla non-poesia. Innanzitutto, viene sottolineata l’importanza della musicalità del verso, motivo per cui il verso deve essere composto da un numero di sillabe dispari. Infatti, mentre un numero pari apporterebbe come una frattura ad ogni verso, il verso dispari fluisce con continuità. Inoltre, è necessario che il poeta eviti una ricerca ossessiva di precisione, di assoluto rigore in quanto altrimenti diverrebbe scienziato: nulla è più caro di una poesia “grigia”, non con caratteristiche marcate, ma con un colore indefinito.
Quello che il poeta ritiene importante è la sfumatura, la “nuance”, non un colore marcato e deciso, ma una tinta sfumata che lasci spazio alla fantasia del lettore, che può accoppiare il suono del flauto a quello del corno.
“Evita l’arguzia, evita il vizio, evita l’ironia”: il poeta non deve scegliere queste soluzioni, che farebbero si che il poeta abbia un certo scopo, di insegnare, di demolire; il poeta, invece, deve solo trasmettere un’effusione di sentimento, senza alcuno scopo concreto. Infatti, questi effetti vistosi, mirati, essi non riuscirebbero a cogliere la vera essenza della poesia, contrariamente dalla sfumatura.

SIMBOLISMO RIASSUNTO

L’eloquenza va eliminata così come la rima, che impedisce il fluire del verso: Verlaine predilige, piuttosto, l’assonanza, che non impone clausole fisse e forti. Il poeta attribuisce l’invenzione della rima ad un bambino sordo, che non si è accorto ch’essa ha tagliato la fluidità del verso, o ad un negro pazzo, in senso dispregiativo.
Il verso deve essere fluido, scorrevole, non imbrigliato da niente: “il verso che fugge in cammino verso altri cieli e verso altri amori”. Negli ultimi versi, il poeta ci mostra il verso come qualcosa di puro e semplice, qualcosa di bello e sparso “al vento increspato del mattino”. Esso ha in sé una carica di profumo e purezza in quanto questa è la poesia: tutto il resto, che non si conforma con queste caratteristiche, è letteratura, qualcosa di solo artigianale.
La poesia deve raggiungere, dunque, alcuni obiettivi fondamentali:
1.    Musicalità;
2.    Indeterminatezza e sfumatura, per cui unisca il preciso all’impreciso;
3.    Imprecisione, per cui la poesia deve essere come un sogno, qualcosa di indeterminato ed indefinito, magari anche con alcuni errori;
4.    Mancanza di uno scopo educativo.

DECADENTISMO E SIMBOLISMO

All’interno di questa poesia, dunque, troviamo due parti fondamentali:
1.    Pars destruens, per cui vi è la volontà di distruggere qualsiasi forma eteronoma di arte, qualsiasi forma di arte che miri a scopi altri da quelli dell’arte stessa. Vi è un rifiuto dell’arguzia, del riso, di una poesia che sia veicolo di contenuti morali e satirici: la poesia deve avere ragione solo in se stessa. Vi è poi il rifiuto di un qualsiasi aspetto retorico della poesia, nonché anche della “dittatura della rima”, di una presenza troppo estesa della rima, che impedisce al verso di fluire libero e senza vincoli.
2.    Pars costruens, per cui la poesia diventa musica, un flusso musicale che si spande senza regole, in modo libero ed autonomo. La musica, dunque la poesia, deve essere soggettività, libertà, veicolo adatto con cui il poeta può esprimere l’ignoto, la sfumatura, ciò che non è ben preciso, la propria interiorità. Inoltre, la nuance, contro la sottolineatura forte dei sentimenti, tipica del secondo romanticismo, permette alla poesia di non fermarsi all’eccessività delle emozioni, ma di andare a studiare la fase di passaggio da un sentimento ad un altro. Vi è poi una sottolineatura del verso dispari rispetto a quello pari, avendo esso un ritmo incompleto, che non si conclude al termine del verso, che non appaga lo spirito. Smith afferma che il verso pari è chiuso in se stesso, per cui la poesia viene fermata ogni volta, così come è negativa che la rima, che spezza la musicalità della poesia.
Questo insegnamento verrà poi recepito anche dall’estetismo di D’Annunzio, dove Andrea Sperelli, protagonista de “Il Piacere”, affermerà “il verso è tutto”. Quando il poeta sta per creare un verso eterno si sente invadere da una corrente di gioia che gli permette di avvicinarsi alla corrente dell’essere.