Riassunto su Giovenale e la scelta del genere satirico

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Riassunto su Giovenale e la scelta del genere satirico - GIOVENALE E LA SCELTA DEL GENERE SATIRICO: nella prima satira Giovenale giustifica la scelta della forma satirica affermando che la letteratura contemporanea con i suoi intrecci mitologici, appare ridicola e vuota mentre quella satirica, con la sua indignatio verso la realtà quotidiana, è il genere migliore per rappresentare il disgusto del poeta.


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Il ricorso all’indignazione, però, colloca la produzione di Giovenale lontano da quella dei suoi predecessori i cui versi erano caratterizzati da una bonaria ironia. Più vicini a Giovenale sono Marziale e Persio.
Con il primo condivide la descrizione di personaggi squallidi e grotteschi, al secondo, invece, la tensione narrativa, la protesta astiosa e la convinzione che i propri versi non riusciranno a riscattare l’uomo dalla corruzione... Giovenale, inoltre, rifiuta la tradizione diatribica, che invitava al distacco delle cose materiali e smaschera l’ipocrisia che vede insita in questa posizione.

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L’indignatio del poeta esprime il risentimento di chi non ha saputo integrarsi con la moralità corrente e sottolinea il capovolgimento dei valori tradizionali. Conseguenza di ciò è il laudatio temporis acti, ossia l’esaltazione del passato che rispettava i valori del mos maiorum.

LA CONDIZIONE DEI POETI: uno dei temi principali delle satire è la condizione dei poeti. In particolare la settima satira affronta questo argomento dando una descrizione della condizione dei poeti del suo tempo, ridotti al rango di cliens che devono andare sempre alla ricerca di patroni per poter vivere. Anche l’imperatore è un patrono che concede favori a giovani artisti in cambio di adulazioni e riconoscimenti.