animula vagula blandula

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I versi più famosi dell'imperatore Adriano (1 pagine formato doc)

“Animula vagula blandula ANIMULA VAGULA BLANDULA Animula vagula blandulaHospes comesque corporis, Quae nunc abibis in loca Pallidula rigida nudula, Nec, ut soles, dabis iocos… P.Aelius Hadrianus, Imp.
Animuccia vagabonda, leggiadra, ospite e compagna del corpo. In quali luoghi andrai ora Tu pallida, fredda e nuda? E non darai più gioia, come sei solita… Con cinque versi struggenti, l'imperatore Adriano, il più “umano” tra i divini imperatori, ha segnato un culmine nella poesia universale e un punto di partenza obbligato ogni volta che ci si avventuri negli itinerari dell'anima. Adriano sostiene che, separata dal corpo, l'anima diventa piccola, tenera, diafana, palliduccia e nuda.
E che perde la forza necessaria per conferire all'uomo la giocosità. L'anima, dunque, unita al corpo, è fonte di gioco, di allegria. E il gioco è sinonimo di vita. Il poeta attendendo la morte si rivolge alla propria anima chiedendole dove andrà ricordandole che dovrà stare in luoghi oscuri e freddi senza potere più ridere e scherzare. L'anima, un'entità ignota e indefinibile, che per una pura casualità viene ospitata in un corpo appena abbozzato, pronta a partorire l'impulso e l'essenza di ciascun uomo, ma con la consapevolezza che verrà un giorno in cui lo dovrà irrimediabilmente abbandonare, e calarsi nel vuoto e nel nulla.