Orazio: ode V libro I

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Analisi, testo e traduzione ode V del libro I di Orazio (1 pagine formato doc)

Orazio - libro I, Ode V
La giovane Pirra si stringe amorosamente a un giovinetto, che crede di aver trovato il grande amore ma non ha ancora sperimentato i tradimenti e la perfidia di lei.
Orazio, invece, ha già subito la tempesta d’amore e ringrazia il dio del mare di averlo salvato. Due sono i temi sviluppati: la mutevolezza dell’anima femminile, spesso imprevedibile, e la mancanza di amore della fanciulla come pericolo scampato per il giovane innamorato di lei. Il poeta ricorre alla metafora del mare per indicare l’incostanza femminile: il mare appare bello e invitante quando  calmo, ma si tratta di una tranquillità apparente, perché non appena inizia a incresparsi in pochissimo tempo si scatenerà una tempesta e quello che priva era un navigante felice diventa un naufrago disperato.


Allo stesso modo la bellezza di Pirra, che era una cosa perfetta nella sua armonia, nasconde il carattere volubile, che mette a dura prova la resistenza fisica e nervosa degli uomini: perciò deve essere felice chi è scampato a questo pericolo, anche se nascondo il rimpianto di non abbandonarsi alle sensazioni sopite che la bellezza della donna cela e quindi di non conoscere l’amore. La situazione descritta, ossia il poeta che assiste a una scena d’amore tra due amanti, richiama la famosa ode di Saffo a cui si rifaceva anche Catullo, Orazio però svolge considerazioni originali: infatti non si presenta come vittima della passione, ma come un uomo disincantato che è giunto a controllare i sentimenti, raggiungendo uno stato di atarassia epicurea.


Il poeta esclude i rimpianti e le gelosie, ma esprime piuttosto la soddisfazione per aver conquistato la definitiva serenità.
Lo schema delle quattro strofe è una disposizione chiastica: la prima e l’ultima aprono e chiudono l’ode con la presenza di Pirra e del poeta, mentre le strofe centrali sono riservate a considerazioni sull’amore.