Tibullo e Properzio

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La vita, la poetica e le opere di Tibullo e Properzio (2 pagine formato doc)

Della sua vita sappiamo pochissime notizie da scrittori contemporanei e vite anonime premesse al suo corpus nei manoscritti.
Nacque attorno al 50 a.C. nella campagna laziale da famiglia equestre. La famiglia subì confische di terreni da distribuire ai veterani di guerra: il poeta parla di paupertas, che indica una vita sobriamente benestante, non l'indigenza.

A Roma entrò nel circolo di Messalla Corvino, ma si ammalò in una spedizione in Siria e morì giovanissimo nel 19 a.C.

Ci è pervenuto il Corpus Tibullianum in tre libri, per un totale di 35 liriche in distici elegiaci; il III libro è ritenuto spurio.

Il I libro comprende dieci elegie, di cui cinque scritte per l'amata Delia, pseudonimo probabilmente di una liberta anche sposata. "Delia" rimanda all'isola di Delo, dove era nato Apollo, dio della poesia. Parimenti Properzio canta Cinzia con riferimento al monte Cinto di Delo.
Le donne sono le uniche ispiratrici della poesia: amore, vita e poesia coincidono. L'amore è canonicamente tormentato. Altri tre componimenti del libro sono dedicati all'amore per il giovane Marato, e i restanti due sono scritti per celebrare l'uno il compleanno di Messalla e l'altro la pax. Per Tibullo Messalla è semplicemente un potente da omaggiare perché gli consente di scrivere in sicurezza.

Il II libro contiene tre elegie per Nemesi (vendetta), con la quale il poeta voleva vendicarsi delle infedeltà di Delia. Tuttavia questa donna è venale, avida, lascia il poeta -che è ricco solo di parole- per amanti più facoltosi; è una cortigiana bella e formosa, che costringe Tibullo alla tirannia d'amore. Altre tre elegie sono rispettivamente una celebrazione della vita agreste, una per il compleanno di un amico, un'altra dedicata a Messalino (figlio di Messalla), che è anche l'unica di carattere civile e patriottico, ma è molto formale.