Ovidio

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Vita, produzione artistica e amori di Ovidio.(4 pag - formato word) (0 pagine formato doc)

OVIDIO OVIDIO Vita.
Publio Ovidio Nasone nacque a Sulmona nel 43 a.c. da famiglia benestante, di antica dignità equestre. Morì in esilio a Tomi sul Mar Nero nel 17 d.c. Solo di pochi anni + giovane di Tibullo e di Properzio, Ovidio appartiene tuttavia alla cosiddetta seconda generazione augustea. Le notizie sulla sua vita vengono quasi tutte da Ovidio stesso e soprattutto da un'elegia dei Tristia in cui il poeta traccia, in propria difesa, una specie di autobiografia. Fu mandato dal padre a Roma xchè completasse i suoi studi, ebbe i maestri migliori (retori di indirizzo asiano). Fin da allora si veniva rivelando la sua vocazione di poeta.
Secondo una consuetudine ormai consolidata, x completare la sua educazione si recò in Grecia, ad Atene, dove soggiornò quasi un anno-, visitò poi anche l'Egitto e l'Asia minore. Era ormai tempo di iniziare la carriera pubblica e Ovidio ricoprì qualche magistratura minore (il padre ci contava molto), ma presto lascia la carriera x dedicarsi alla poesia. Fu ammesso nell'ambiente dei letterati che si riunivano attorno a Messalla e fu in rapporto con molti dei poeti del tempo (Gallo, Orazio, Tibullo e Properzio) ? pubblica le sue opere ? Ovidio, al culmine di un largo successo tra il pubblico, era ormai riconosciuto come il maggior poeta vivente di Roma. All'improvviso la disgrazia si abbatté su di lui: coinvolto in un oscuro intrigo di corte, Ovidio venne "relegato" da Augusto nella lontana Tomi, sulla costa settentrionale del Mar Nero. Il provvedimento fu emanato direttamente dal principe senza un processo né un giudizio, e senza che il poeta avesse la possibilità di difendersi. La relegatio era un provvedimento + lieve dell'exilium: non comportava la perdita della cittadinanza e confisca dei beni. La severità del principe fu singolarmente ostinata: Ovidio non riuscirà mai a ottenere né il richiamo, né il trasferimento in una sede meno disagiata. Ovidio parla di due capi d'accusa: carmen et error (una poesia e uno sbaglio). X quanto riguarda il carmen si tratta dell'Ars Amatoria (motivo di condanna x il suo carattere licenzioso e libertino). Riguardo all'error Ovidio è molto reticente: nega l'esistenza di un fatto da cui, a quanto pare, Ovidio si sentì particolarmente colpito, ma nega che vi sia stata da parte sua alcuna responsabilità. Ovidio si sente innocente. Si pensa che egli sia stato testimone di un episodio connesso a uno scandalo a corte: infatti nel medesimo anno (8 d.c.) Giulia Minore, nipote di Augusto, fu mandata in esilio x comportamento immorale. Augusto che, impegnato in una rigida politica moralizzatrice, aveva già condannato all'esilio sua figlia x analoghe ragioni, coinvolse il poeta, che in qualche modo era stato compromesso. Dopo la morte di Augusto (14 d.c.) neppure Tiberio dette ascolto alle reiterate suppliche del poeta x un atto di clemenza. Morì a Tomi nel 17 d.c. La produzione giovanile (Amores, Heroides, Ars) è vasta: tutta elegiaca, tutta di argomento amoroso, ma con caratteri di note