Alimentazione romana: dove e cosa mangiavano i romani

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Appunti molto dettagliati sull'alimentazione romana: i banchetti, Marco Gavio Apicio e dove e cosa mangiavano gli antichi romani (4 pagine formato doc)

ALIMENTAZIONE ROMANA: DOVE E COSA MANGIAVANO I ROMANI

Come ben sappiamo, i Romani furono il popolo per eccellenza, che più di qualsiasi altro si macchiò del peccato di gola.

Sono molte le testimonianze, che ci pervengono da numerosi documenti e dagli affreschi, che ci fanno pensare a Roma, come una città in cui avveniva uno sperperio di cibo, che forse la storia dell’umanità non ha mai più rivisto. Proprio in virtù di questo grande spreco di vino e di alimenti, venne elaborato nell’età susseguente dai cristiani, il peccato di gola, atto ad imporre la frugalitas che era andata perduta.
Lo stesso Quintiliano, in vista dello sperperio di vivande affermerà: “Non ut edam vivo, sed  ut vivam edo”.

L'alimentazione nell'antica Roma: riassunto


BANCHETTI ROMANI ANTICHI

Lucio Anneo Seneca, attraverso le sue opere, nel criticare la sregolatezza dei costumi dei suoi contemporanei, attribuiva questa crisi morale alla loro frugalità ormai persa, quella parsimonia veterum delle abitudini alimentari primitive dei latini, quando si nutrivano ancora di puls, un’insipida polenta di farro.  Parlare di eccessi, tuttavia, risulta difficile in quanto ci sono giunte solo narrazioni delle condizioni di vita dell’imperatore di turno, o dell’aristocrazia romana.

La vita di ogni giorno di queste classi elevate, era permeata da eccessi di ogni tipo, e soprattutto, dall’ostentazione della propria ricchezza.
La “regola” era quella di esagerare in ogni cosa, poiché lo sperperare era visto come simbolo primo della ricchezza, unico modo per evidenziare il proprio prestigio sociale.  Questa sorta di “moda” per molti risulta essere la crisi che ha disgregato l’impero romano,  proprio perché il denaro non era investito in nuove attività economiche, ma gettato via o vomitato, in feste e banchetti.

La cucina e l'alimentazione nell'antica Roma: tesina


DOVE MANGIAVANO I ROMANI

Parlare di cibo in epoca romana, non ci porta a pensare al cibo come attualmente lo consideriamo, cioè un alimento, ma esso era visto esclusivamente come oggetto procurante piacere e simbolo di chi ha raggiunto l’apice della ricchezza. Così i grandi proprietari, indicevano sempre più spesso dispendiosi banchetti, in cui era servito ogni genere di prelibatezza. Nel tempo i banchetti arrivarono a dimensioni tali, sia per numero di invitati sia per quantità di cibo, che era diventato impossibile consumare solo le derrate prodotte nei possedimenti imperiali, ma si era dovuto sottrarre i prodotti destinati ai mercati, e quindi alla plebe.
Emblematico è il caso dell’imperatore Caligola, che per soddisfare le esigenze di un enorme banchetto, durato 12 giorni, dichiarò un periodo di carestia, diminuendo drasticamente la distribuzione di cibo. Mentre la plebe, faticava a trovare alimenti, a palazzo imperiale, centinaia di cuochi lavoravano quintali di cibo, gustato solo in minima parte, e poi vomitato dai commensali. Ordinare ai propri schiavi di portare il cibo, e poi di gettarlo a terra era un’azione che inorgogliva sia l’ospite che il padrone di casa, che poteva così riaffermare ancora una volta la propria ricchezza.

L'alimentazione degli antichi romani: cosa, quando e dove mangiavano


COSA BEVEVANO I ROMANI

Inutile fu l’emanazione di leggi atte ad arginare il fenomeno, come la Lex Licinia del 95 a.C., che fissò un tetto massimo di spesa per i banchetti, ma che ebbe l’effetto contrario: nessuno riusciva a frenare la continua corsa a servire sempre più cibo per “saziare” gli invitati. La frase più rappresentativa di Seneca, che racchiude appieno il rapporto tra ricchi romani e cibo recita così: “Vomitano per mangiare, mangiano per vomitare”. Il luogo in cui avveniva lo svuotamento dello stomaco, era il “vomitorium”. Esso inizialmente designava il corridoio d’ingresso e d’uscita delle persone. Negli anfiteatri (come il Colosseo) la parola indicava l’accesso all’arena.  L’appellativo, deriva dal fatto che il pubblico, inorridito dalla brutalità e dalla violenza degli spettacoli, si recasse a vomitare in questi lunghi corridoi. Durante i banchetti, invece, i commensali trovandosi di fronte a cibi di ogni sorta, mangiavano a dismisura e , avendo la necessità di svuotare il ventre dal troppo cibo ingurgitato, si recavano fuori dalle sale del banchetto  e vomitavano, per ricominciare a mangiare.

Storia di Roma in breve


RICETTE DEGLI ANTICHI ROMANI

IL PRIMO GOLOSO DELL’UMANITA’: Marco Gavio Apicio
Noto come un grande buongustaio, Apicio, visse nell’età imperiale, e leggenda vuole che nutrisse le sue murene, come la carne degli schiavi, e che si sia suicidato dopo aver dilapidato in banchetti il suo immenso patrimonio. Apicio, indiceva banchetti in cui offriva cibi molto elaborati, come pappagalli arrosto, o uteri di scrofa ripieni, di cui egli stesso indicava le ricette nella sua opera “De re Coquinaria”, composta di dieci libri.
Questa è l’unica opera che ci informa dettagliatamente della cucina dell’antica Roma.