L. Andronico, Nevio, Ennio e Plauto

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SCRITTORI LATINI SCRITTORI LATINI LIVIO ANDRONICO Nato a Taranto divenne liberto per i suoi meriti di predecessore.
Si dedicò all'insegnamento e alla composizione di opere teatrali. Preferì il genere tragico e argomenti tratti dal ciclo troiano: "L'Achille", "Il cavallo di Troia". L'opera "Casa degli Atridi" è di genere orrido. La sua commedia più celebre è lo "Spadino". La sua opera più importante è la traduzione dal greco de l' "Odissea" in quanto Ulisse rappresentava l'esatto ideale di uomo romano. Livio Andronico fa compiere un salto di qualità al lavoro di traduzione. Egli, infatti, traduce dal greco non per uno scambio di proprietà materiali ma culturali.
NEVIO Nacque in Campania, partecipò alla I guerra punica e s'interessò molto alla politica. Questo aspetto lo troviamo nelle sue opere, in cui, senza riportare nomi celebri, denunciava in modo satirico tutto ciò che accadeva in quel campo. Per aver combattuto per i suoi ideali, egli fu incarcerato, liberato dalla plebe e poi mandato in esilio dove morì. Fu autore delle palliate su argomenti di costume. Ci sono temi riguardanti l'amore ma quello che colpisce di più è la figura del servo furbo in cui potremmo identificarci Nevio. La sua opera più famosa è il "Bellum Poenicum" in cui parla della I guerra punica. Egli, diversamente da Livio Andronico, diede a Roma una propria letteratura epica. ENNIO Nacque in Puglia dove c'erano tre culture diverse: quelle greca, romana e osca. Diceva di avere tre cuori proprio per questa ragione. Fu portato a Roma e introdotto nelle famiglie aristocratiche. Gli Scipioni gli permisero di narrare le loro gesta e quando morì gli fu eretta una statua nella tomba degli Scipioni. Si occupò di diversi generi letterari ma s'interessò molto alle traduzioni delle opere epiche greche soprattutto sul ciclo troiano. La sua opera più importante sono gli "Annales" in cui, in 18 libri, narra la storia di Roma dalle origini fino allo stesso anno della sua morte. PLAUTO Si sa solo che nacque nell'Appennino romagnolo. Si concentrò esclusivamente sulle palliate. Le sue storie si svolgono tutte all'insegna della beffa, di grandi piani per ottenere qualcosa (in genere una donna), ma mette anche in risalto (con grande ironia) le stranezze familiari (impegnate in veri e propri intrighi e complotti) e degli anziani in cerca di donne giovani.