Carme 51 di Catullo: analisi

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Analisi delle parole chiave, del livello sintattico e delle figure retoriche del carme 51 di Catullo (1 pagine formato doc)

CARME 51 CATULLO: ANALISI

Catullo: Carme 51 Catullo: Carme, 51 Il componimento di Catullo è incentrato sul tema dell'innamoramento come gelosia, sentimento che traspare da almeno tre delle quattro strofe di cui si compone il carme.

Il testo può essere suddiviso in tre sequenze: la prima, che si chiude a metà del quinto verso, introduce la gelosia di Catullo per Lesbia, la seconda, che termina con la terza strofa, è una descrizione delle reazioni fisiche come conseguenza della gelosia del poeta, innamorato e al contempo infelice, e la terza, corrispondente alla quarta e ultima strofa, in cui Catullo compie una riflessione, parlando con se stesso, sulle cause del proprio comportamento. Le parole-chiave sono anche i soggetti del carme: "ille", ossia "colui", posto all'inizio del primo e del secondo verso (dando in questo modo anche enfasi all'affermazione), pronome personale per quell'individuo che è causa della gelosia del poeta (dal momento che siede di fronte a Lesbia, dove può rimirare i suoi dolci sorrisi); ed è appunto "Lesbia" la seconda parola-chiave, poiché se il componimento fosse privato di essa non reggerebbe.

Carme 51 di Catullo: traduzione

CARME 51 CATULLO: FIGURE RETORICHE

Dal punto di vista sintattico e stilistico, il carme è molto ricco di figure retoriche: sono presenti anafore (ille/ille, vv.1, 2; otium/otium, vv.13, 15.), allitterazioni (in "l", "s", "r", "d" ed "m"), figure etimologiche (deo/divos, dove divos è anche un arcaismo, espediente retorico che valorizza il contenuto del testo per renderlo più importante; spectat/aspexi, vv.4, 7, entrambi verbi derivanti da spicio, che significa "osservare attentamente", spectat, però, è intensivo), anastrofi ("Lingua sed torpet", v.9; "tintinant aures", v.11, dove tintinant è anche una parola onomatopeica), iperbati ("tenuis sub artus", v.9; "perdidit urbes", v.16), un poliptoto (Otium/otio/Otium, vv.13, 14, 15), un ossimoro ("lumina nocte", v.12), un'aferesi (molestumst corrisponde a molestum est) ed enjambement (tra i versi 3 e 4, 4 e 5, 5 e 6, 7 e 8, 9 e 10).

In questo carme è prevalente la paratassi, che ne valorizza il contenuto del testo; Catullo preferisce al congiuntivo l'uso dell'indicativo, che indica fatti reali piuttosto che fatti possibili, e sono maggiormente usati il tempo presente, per dare azione ai contenuti, e il passato che da successione alle azioni e le valorizza.