Cicerone e la corrente stoica

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L’eclettico Cicerone venne “influenzato” dalla corrente stoica. Descrizione delle caratteristiche principali di questa corrente (10 pagine formato doc)

All'impegno filosofico Cicerone restò sostanzialmente fedele durante tutta la sua vita e lo concretizzò in modo tale che nella Introduzione a Cicerone All'impegno filosofico Cicerone restò sostanzialmente fedele durante tutta la sua vita e lo concretizzò in modo tale che nella sua realizzazione, è possibile cogliere un progressivo sviluppo, che corrisponde a un coerente disegno.
All'inizio lo studio della filosofia viene concepito come sostegno per poter esercitare nel modo migliore l'attività retorica e quella politica: non esiste per lui separazione fra filosofica e politica; d'altra parte, prima ancora che filosofo, Cicerone era un avvocato e quindi un oratore. Dal 60, anno dell'accordo privato con cui Cesare, Crasso e Pompeo si spartirono il potere a Roma (il triumvirato), la situazione cambiò radicalmente:venne chiuso ogni spazio politico all'aristocrazia senatoria e lo stesso Cicerone fu costretto all'esilio, nel 58 A.C; riabilitato l'anno successivo, continuò la sua attività forense e politica, ma già nel 49 le sue fortune politiche subirono un nuovo tracollo, quando, nel corso della guerra civile fra Cesare e Pompeo, si accostò a quest'ultimo.
E' proprio in questo momento, allorché si rende conto che la sua attività politica è ormai giunta al termine, che decide di dedicarsi pienamente allo studio filosofico:le scienze filosofiche forniscono motivi di consolazione e nobilitano il periodo di forzata inattività; ricordiamo però come la passione per la filosofia greca l'abbia accompagnato durante tutto il corso della sua vita, tanto da spingerlo ad affermare, nel 63, che essa era stata il dono più bello fatto agli uomini. Eccellente conoscitore di testi, egli cercò di comporre una sintesi adatta alla realtà romana del suo tempo di punti di vista e dottrine che desumeva volta per volta dalle scuole neoaccademica(di impronta platonica), peripatetica (quindi aristotelica) e stoica; nei confronti dell'epicureismo egli mostrò sempre una polemica ostile. La base era fornita a Cicerone della dottrina neoaccademica della conoscenza: una conoscenza sicura della verità era da lui ritenuta impossibile. Di contro, conferiva al concetto di pitanòn (il probabile) un significato tale da poter soppiantare quello del vero; solo che doveva essere accompagnato dalla consapevolezza della possibilità d'errore; sulla base di queste premesse era possibile costruire una dottrina eclettica, comprendendo nel quadro di riferimento assunto elementi di altri sistemi filosofici, come un'etica neostoica e una politica peripatetica: il rigore teoretico non era la fondamentale preoccupazione dell'oratore, che intendeva soprattutto esporre argomentazioni probabili e ragionevoli, che apparissero convincenti agli esponenti della classe dirigente romana dell'epoca. Per quanto riguarda le opere,fino al 46 Cicerone scrisse orazioni dedicate di volta in volta a personaggi quali Milone,il console Licinio Murena, oppure rivolte contro figure dello stampo di Verre o dell'ancor più n