De Otio di Seneca: traduzione

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opera di Seneca, traduzione integrale (7 pagine formato doc)

De Otio di Seneca: traduzione.

Capitolo 1. Ci raccomandano i vizi con grande consenso. Ammettiamo pure che noi non cercassimo nient’altro che sia per noi salutare, tuttavia gioverà farsi da parte: soli saremo migliori. E che dire del fatto di ritirarsi presso gli uomini migliori e scegliere un qualche modello in base al quale regolare la vita? Il che non accade se non nell’inattività: allora si può completamente ottenere ciò che si è deciso una volta, quando non interviene/non si frappone nessuno che distorca una decisione ancora debole, con il sostegno della massa; allora la vita può procedere secondo una linea coerente e unica che dilaniamo con decisioni che sono le più contrastanti.

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Infatti tra gli altri mali il peggiore è quello, che cambiamo i vizi stessi. Così non ci tocca/non ci capita neanche questo, di rimanere in un male ormai familiare: ci piace una decisione dopo l’altra, ci travaglia anche questo, che i nostri giudici non sono soltanto malvagi ma anche leggeri (inconsistenti).

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Ondeggiamo (ci lasciamo trasportare) e afferriamo una cosa dopo l’altra; lasciamo le cose cercate, cerchiamo le cose lasciate: ci sono vicende alterne tra il nostro desiderio e rimpianto.Infatti tutti dipendiamo dai giudii altrui, e ci sembra la cosa migliore ciò che ha molte persone che la lodano e la ricercano, non ciò che è degno da lodare, né riteniamo buona o cattiva una strada in sé, ma dal numero delle impronte, tra le quali non ce n’è nessuna di quelle che ritornano.

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