De Rerum Natura - Il Proemico - L'invocazione a Venere

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Traduzione, analisi e commenti del testo originale (3 pagine formato doc)

Il Proemio: l’Invocazione a Venere (De Rerum Natura 1,1-43)
Il proemio del primo libro, appartenente alla prima diade dell’opera, manca della protasi, la parte iniziale tipica di ogni proemio.
Il dedicatario dell’opera  è Memmio, appartenente alla gens Julia, nome del quale viene citato all’interno del proemio. Lucrezio, con la sua opera, si pone lo scopo di diffondere una concezione moralistica della vita e della realtà. Lucrezio aveva una concezione della realtà, inoltre, per cui l’esistenza degli dèi era assolutamente separata rispetto quella degli uomini, per cui essa non entravano mai a contatto con la realtà umana. 


A questo punto, tuttavia, sembra che l’invocazione alla dea Venere perda di ogni significato; d’altra parte, i critici hanno avanzato diverse ipotesi riguardo il significato di tale invocazione:
1. Venere potrebbe simboleggiare il piacere secondo la concezione epicurea;
2. Venere potrebbe rappresentare la forza vivificatrice e generatrice della natura;
3. Venere potrebbe essere simbolo della forza costruttrice del cosmo, contrapposta a Marte, dio della guerra, che distrugge attraverso l’odio;
4. Venere potrebbe essere considerata come protettrice della gens Julia;
5. L’invocazione a Venere potrebbe essere una Captatio Benevolentiae rivolta ai lettori, per cui, dato che l’opera, comunque, sconvolgerà l’usuale modo di pensare romano, attraverso questo espediente, Lucrezio cerca di “raddolcire” il tutto. 


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